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  • 2026 Parallele/Parallel ... | XV GSINU 2026

    SESSIONI PARALLELE PARALLEL SESSIONS Gli Abstract (1600 caratteri) devono essere caricati, seguendo il formato word allegato entro le ore 24:00 del 15 LUGLIO (SCADENZA) 2025 . Scarica il format ITA Deadline for Abstract (1600 keystrokes) submission 15 JULY (FINAL DEADLINE) 2025 . Download the EN format - Leggi le istruzioni per gli autori | Read the instructions for authors Si prega di disattivare il blocco dei pop-up nel browser per evitare problemi tecnici Please disable your browser's pop-up blocker to avoid technical issues SOTTOMISSIONE ABSTRACT ABSTRACT SUBMISSION SESSIONI SPECIALI | SPECIAL SESSIONS Sottomissioni Sessioni Speciali/Submit Special Sessions TAVOLE ROTONDE | ROUND TABLES Sottomissione Tavola rotonda/Submit Round Table

  • Copia di Programma | XV GSINU 2026

    PROGRAMMA GENERALE / GENERAL PROGRAM PLENARIA / PLENARY X.XX - X.XX Saluti / Welcome addresses: Matteo Lorito , Rettore Università di Napoli Federico II Michelangelo Russo , Direttore del Dipartimento di Architettura, Università Federico II Michele Talia , Presidente Istituto Nazionale di Urbanistica Leonardo Di Mauro , Presidente Ordine degli Architetti PPC di Napoli e provincia Marichela Sepe , General Co-Chair Francesco Domenico Moccia , General Co-Chair X.XX - X .XX Keynote Speakers: Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipiscing elit. Janet Askew, Presidente ECTP-CEU Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipiscing elit. Simin Davoudi, Newcastle University Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipiscing elit. Gert De Roo, University of Groningen X.XX - X .XX Break >>>>>> _Napoli Virtual Tour_ X.XX - X .XX Tavola Rotonda Finale: Benessere e salute in 90 anni INU Coordinatore: Fabrizio Mangoni Intervengono: Carlo Alberto Barbieri, Maurizio Carta, Giuseppe De Luca, Patrizia Gabellini, Massimo Sargolini, Stefano Stanghellini, Michele Talia, Silvia Viviani. X.XX - X .XX Saluti conclusivi/Final greetings: Francesco Domenico Moccia, Marichela Sepe Comitato Scientifico: ... Comitato Organizzativo: ...

  • 2025 Parallele FINALE | XV GSINU 2026

    SESSIONI PARALLELE PARALLEL SESSIONS Si prega di disattivare il blocco dei pop-up nel browser per evitare problemi tecnici Please disable your browser's pop-up blocker to avoid technical issues CONSEGNA IMPROROGABILE ENTRO IL 31 GENNAIO Per l’invio dell'articolo finale è necessario caricare: File Word File Word per DOI File PDF (articolo può contenere immagini a bassa risoluzione, al fine di consentire la pubblicazione integrale del paper sul sito web della Giornata di Studi) Cartella ZIP contenente le immagini (2-4) Scarica il format WORD ITA Scarica il format WORD DOI ITA Norme redazionali Tutti i file dovranno essere nominati utilizzando il numero della sessione e i cognomi degli autori, con il seguente formato: Sn_Cognome1_Cognome2 Esempio: S3_Caruso_Martinelli _______________________________ To submit the final article, you must upload: Word file Word file for DOI PDF file (the article may contain low-resolution images, in order to allow the paper to be published in full on the Study Day website) ZIP folder containing images (2-4) All files must be named using the session number and the authors’ surnames, in the following format: Sn_Surname1_Surname2 Example: S3_Caruso_Martinelli Leggi le istruzioni per gli autori | Read the instructions for authors Si prega di disattivare il blocco dei pop-up nel browser per evitare problemi tecnici Please disable your browser's pop-up blocker to avoid technical issues SOTTOMISSIONE ARTICOLO FINLE FINAL ARTICLE SUBMISSION

  • 2025 - Sessioni Speciali/Special Se... | XV GSINU 2026

    SESSIONI SPECIALI SPECIAL SESSIONS La proposta di Sessione Speciale è avanzata da un coordinatore che raccoglie un minimo di cinque papers entro il 15 ottobre in un unico file, seguendo il formato word allegato. Per le sessioni speciali, il curatore dovrà caricare: un file unico in formato Word con tutti i contributi montati insieme lo stesso file in formato PDF una cartella ZIP contenente tutte le immagini I file dovranno riportare il formato: SS_CognomeCuratore Esempio: SS_Moccia Scarica il format WORD ITA Norme redazionali Per la fatturazione è richiesta la compilazione del seguente modulo che deve essere compilato e caricato Scarica il modulo DATI DI FATTURAZIONE The Special Session proposal is advanced by a coordinator who collects a minimum of five papers by Oct. 15 , in a single file, following the attached word format. For special sessions, the curator must upload: a single Word file containing all the contributions merged together the same file in PDF format a ZIP folder containing all the images The files must be named as follows: SS_LastNameCurator Example: SS_Moccia Download the EN format Leggi le istruzioni per gli autori | Read the instructions for authors Si prega di disattivare il blocco dei pop-up nel browser per evitare problemi tecnici Please disable your browser's pop-up blocker to avoid technical issues SOTTOMISSIONE / SUBMISSION SESSIONI PARALLELE | PARALLEL SESSIONS Sottomissione Articolo Sess. Parallela/Article Submissionr Parallel Sess. TAVOLE ROTONDE | ROUND TABLES Sottomissione Tavola rotonda/Submit your Round Table

  • Sessioni Parallele | XV GSINU 2026

    Sessione 2 Sessione 3 Sessione 4 Sessione 5 Sessione 6 Sessione 7 Sessione 8 Sessione 9 Sessione 10 Sessione 11 Sessione 1 Sessione 12 SESSIONI PARALLELE / PARALLEL SESSIONS Sessione 1 Adattamento e cambiamento: servizi ecosistemici e resilienza delle città e dei territori Coordinator: Daniele La Rosa e Corrado Zoppi Discussant: Sabrina Lai Sessione 1 Questa Sessione accoglie e promuove contributi riconducibili a differenti ambiti disciplinari, orientati a spiegare, esplorare e valutare le molteplici interrelazioni tra natura e società umana. La natura, attraverso le sue componenti biotiche e abiotiche, fornisce infatti alle persone e alle comunità beni e servizi fondamentali per il benessere individuale e collettivo, comunemente definiti servizi ecosistemici. Tali servizi comprendono benefici di approvvigionamento, regolazione, supporto e valore culturale, assumendo un ruolo sempre più rilevante nelle strategie di sviluppo sostenibile e nelle politiche territoriali contemporanee. Il crescente interesse verso i servizi ecosistemici, alimentato anche dal Millennium Ecosystem Assessment (2003) e dalle successive iniziative scientifiche e istituzionali sviluppatesi a livello internazionale ed europeo, ha determinato, nell’ultimo decennio, una significativa espansione degli studi dedicati sia al paradigma concettuale dei servizi ecosistemici sia ai quadri metodologici per la loro valutazione qualitativa e quantitativa. Parallelamente, la crescente disponibilità di dati territoriali e ambientali georeferenziati relativi alla distribuzione della biodiversità e alle dinamiche ecosistemiche ha favorito lo sviluppo di modelli spaziali sempre più sofisticati, capaci di analizzare la distribuzione, l’accessibilità e la vulnerabilità dei servizi ecosistemici nei diversi contesti territoriali. In questo quadro assumono particolare rilievo i modelli finalizzati a valutare il contributo della natura alla mitigazione dell’effetto isola di calore urbana, al miglioramento del comfort climatico e alla massimizzazione del risparmio energetico, temi che stanno acquisendo crescente centralità nelle strategie orientate al raggiungimento della neutralità climatica nelle aree urbane e rurali. Permane tuttavia la necessità di un ulteriore e significativo sforzo interdisciplinare volto a comprendere come e in quale misura i servizi ecosistemici vengano prodotti, distribuiti e fruiti, come le attività antropiche — in particolare i cambiamenti nell’uso e nella copertura del suolo — influenzino tali processi e come domanda e offerta di servizi ecosistemici risultino spazialmente interconnesse. Risulta inoltre fondamentale comprendere in che modo l’apparato conoscitivo relativo ai servizi ecosistemici possa supportare efficacemente i processi decisionali pubblici e privati. L’integrazione dei servizi ecosistemici nella pianificazione spaziale, locale e regionale, può infatti consentire alle amministrazioni pubbliche di definire strategie territoriali e soluzioni basate sulla natura capaci di bilanciare i trade-off tra consumo di suolo, copertura vegetale, esigenze insediative e bisogni delle comunità locali. Ciò richiede una riflessione approfondita sul ruolo strategico degli spazi aperti e delle infrastrutture verdi nel rafforzamento della resilienza dei sistemi urbani e rurali. La Sessione intende accogliere contributi caratterizzati da elevata qualità scientifica e tecnica, finalizzati alla presentazione e alla discussione di risultati di ricerca interdisciplinari originali, nonché di casi di studio relativi a modelli di valutazione, quantificazione -anche di natura economico-monetaria- e mappatura dei servizi ecosistemici. Particolare attenzione sarà dedicata all’integrazione di tali strumenti nei processi di pianificazione territoriale e ambientale e alle conseguenti implicazioni operative per professionisti, studiosi, amministratori pubblici e decisori politici. Questi profili scientifici e tecnici sono indirizzati, in questa Sessione, con particolare attenzione alle seguenti tematiche: Gestione sostenibile delle risorse naturali (tra cui: gestione delle risorse idriche, uso del suolo e cambiamenti nella copertura del suolo, biodiversità) finalizzata a migliorare la fornitura di servizi ecosistemici; Sinergie e compromessi nella fornitura di servizi ecosistemici generati da scelte di piano; Mappatura della domanda e dell’offerta di servizi ecosistemici; Sviluppo e verifica di indicatori e toolkit per la valutazione dei servizi ecosistemici e dei relativi trade-off; Valutazione economico-monetaria dei servizi ecosistemici; Valutazione dei servizi ecosistemici e sua integrazione nei processi decisionali; Riforme normative per l’integrazione dei servizi ecosistemici nei processi di piano; Servizi ecosistemici e loro relazione con la mitigazione e l'adattamento ai cambiamenti climatici; Identificazione dei beneficiari dei servizi ecosistemici e loro coinvolgimento nelle valutazioni, nella mappatura e nella modellizzazione; Spazi aperti urbani a prova di clima per l'adattamento, il risparmio energetico e la neutralità climatica; Caratterizzazione ed uso sostenibile dei suoli nelle aree urbane. --- Keywords: ecosistemi urbani, uso del suolo, biodiversità. Sessione 2 Urbanistica e rischi: strategie e strumenti innovativi per il governo del territorio Coordinator:Passarelli Domenico, Pultrone Gabriella Discussant: Carlo Gasparini, Domenico Costarella Sessione 2 Il tema “urbanistica e rischi” ripropone una riflessione che non può essere letta in modo isolata ma presuppone una re-imterpretazione metodologica ed operativa in una dimensione olistica, o ancora meglio, integrata e sostenibile del territorio. Una pianificazione non adeguata può causare degrado urbano, carenza di servizi e aumento dei pericoli, non solo ambientali. Per questo è fondamentale adottare strategie sostenibili, promuovere la partecipazione dei cittadini e utilizzare strumenti urbanistici efficaci, così da creare città più sicure, inclusive e rispettose dell’ambiente. La sessione intende aprire una riflessione critica sul rapporto tra rischio territoriale, adattamento e governo del territorio, assumendo le condizioni di fragilità ambientale, sociale e istituzionale non come eccezioni ma come elementi strutturali della contemporaneità urbana e territoriale. Negli ultimi decenni, cambiamenti climatici, eventi estremi, crisi energetiche, conflitti geopolitici, transizioni demografiche e nuove disuguaglianze spaziali hanno modificato profondamente il quadro entro cui operano pianificazione e progetto. In questo contesto, il rischio non può più essere interpretato esclusivamente come emergenza da gestire attraverso dispositivi tecnici e straordinari, ma deve essere assunto come categoria ordinaria del progetto territoriale e come principio interpretativo delle trasformazioni contemporanee. Allargando lo sguardo ai rischi naturali il confronto con l’urbanistica non nasce adesso, anzi, varie sono state le testimonianze e gli scritti in cui, prima di affrontare un piano o progetto, si teneva conto delle condizioni fisiche, morfologiche e climatiche del sito nel quale si sarebbe andati ad operare. Ci si riferisce a quella disciplina che una volta era chiamata “urbanistica ecologica” e che traeva spunto dagli antichi scritti di Vitruvio in epoca romana e dalle riflessioni degli architetti medioevali come Leon Battista Alberti, fino a giungere ai periodi della rivoluzione industriale e le grandi trasformazioni del XX secolo (Geddes, Munford, Linch, etc.). A partire da contesti caratterizzati da elevata vulnerabilità – come le regioni mediterranee, le aree interne, i territori costieri, i sistemi urbani fragili e i paesaggi esposti a rischio climatico e idrogeologico – la sessione propone di discutere approcci, politiche e pratiche capaci di integrare resilienza, adattamento e giustizia territoriale nei processi di pianificazione. La sessione intende inoltre interrogarsi su come gli “eventi” — catastrofi, crisi, grandi opere, mega-eventi, transizioni tecnologiche o cambiamenti geopolitici — possano diventare fattori di ridefinizione delle politiche territoriali, producendo tanto nuove opportunità quanto nuove disuguaglianze. L’obiettivo è costruire un confronto interdisciplinare mettendo in dialogo casi studio, approcci teorici e pratiche operative. Parole chiave: vulnerabilità, prevenzione, governance. --- The topic of "urban planning and risks" proposes a reflection that cannot be viewed in isolation but requires a methodological and operational reinterpretation within a holistic, or even better, integrated and sustainable, dimension of the territory. Inadequate planning can cause urban decay, a lack of services, and increased risks, not only environmental ones. Therefore, it is essential to adopt sustainable strategies, promote citizen participation, and use effective urban planning tools to create safer, more inclusive, and environmentally respectful cities. This session aims to foster critical reflection on the relationship between territorial risk, adaptation, and territorial governance, viewing conditions of environmental, social, and institutional fragility not as exceptions but as structural elements of contemporary urban and territorial life. In recent decades, climate change, extreme events, energy crises, geopolitical conflicts, demographic transitions, and new spatial inequalities have profoundly altered the framework within which planning and design operate. In this context, risk can no longer be interpreted exclusively as an emergency to be managed through technical and extraordinary measures, but must be embraced as a standard category of territorial planning and an interpretative principle for contemporary transformations. Broadening our perspective to include natural risks, the comparison with urban planning is not a new one. Indeed, there have been numerous testimonies and writings in which, before tackling a plan or project, the physical, morphological, and climatic conditions of the site where it would be operated were taken into account. This refers to the discipline once called "ecological urban planning," which drew inspiration from the ancient writings of Vitruvius in Roman times and the reflections of medieval architects such as Leon Battista Alberti, up to the periods of the Industrial Revolution and the major transformations of the 20th century (Geddes, Munford, Linch, etc.). Starting from highly vulnerable contexts—such as Mediterranean regions, inland areas, coastal territories, fragile urban systems, and landscapes exposed to climate and hydrogeological risks—the session proposes to discuss approaches, policies, and practices capable of integrating resilience, adaptation, and territorial justice into planning processes. The session also intends to explore how "events"—catastrophes, crises, major projects, mega-events, technological transitions, or geopolitical shifts—can become factors in redefining territorial policies, producing both new opportunities and new inequalities. The aim is to build an interdisciplinary dialogue by bringing together case studies, theoretical approaches, and operational practices. Keywords: vulnerability, prevention, governance. Sessione 3 Mutamenti sociali come effetto di cambiamenti spaziali Coordinator: Vincenzo Todaro, Università degli Studi di Palermo Discussant: Matteo di Venosa, Università degli Studi "G. d'Annunzio" Chieti – Pescara, Cristina Mattiucci, Università degli Studi di Napoli Federico II Sessione 3 Nell’ambito della XV Giornata di Studi INU – “Reagire agli eventi: adattamento, cambiamento, progresso”, la sessione propone una lettura critica del rapporto tra cambiamenti spaziali e mutamenti sociali, mettendo in discussione l’idea che tali processi possano essere governati attraverso strumenti neutri o puramente tecnici. I cambiamenti spaziali – dalle trasformazioni urbane alle grandi infrastrutture, fino agli effetti territoriali delle transizioni ecologiche e digitali – non rappresentano semplicemente adattamenti funzionali, ma veri e propri dispositivi di produzione e riorganizzazione delle disuguaglianze sociali. Essi contribuiscono a identificare chi ha accesso alle risorse, chi viene escluso, quali soggetti acquisiscono potere e quali, al contrario, vengono marginalizzati. Secondo tale prospettiva, il mutamento sociale non è un esito secondario, bensì il terreno su cui si manifestano gli effetti più profondi delle trasformazioni spaziali: frammentazione delle comunità, indebolimento delle reti di prossimità, nuove forme di precarietà abitativa, espulsione e sostituzione sociale nei contesti urbani. Processi quali la gentrificazione, la finanziarizzazione della città, la crescente polarizzazione tra centri e periferie e la privatizzazione dello spazio pubblico rendono evidente come lo spazio sia sempre più un campo di tensione e conflitto. Allo stesso tempo, fenomeni come la disaggregazione spazio-temporale (disembedding) e la pervasività delle infrastrutture digitali contribuiscono a sradicare le relazioni sociali dai contesti locali, producendo nuove geografie relazionali che, lungi dall’essere neutre, riflettono e amplificano asimmetrie di potere. La cosiddetta “svolta spaziale” (Spatial Turn) invita quindi a riconoscere lo spazio non solo come dimensione analitica, ma come terreno politico in cui si giocano processi di inclusione ed esclusione sociale. Parallelamente, le trasformazioni degli ecosistemi territoriali – dalla degradazione ambientale alla riconfigurazione dei sistemi ecologici urbani e periurbani – incidono profondamente sui sistemi sociali, generando nuove condizioni di vulnerabilità, ridefinendo l’accesso alle risorse e producendo conflitti legati all’uso, alla gestione e alla distribuzione dei beni comuni. In questo senso, gli ecosistemi non costituiscono uno sfondo passivo, ma entrano pienamente nelle dinamiche di produzione dello spazio e delle disuguaglianze. Appare altrettanto rilevante interrogarsi sulle forme di risposta, adattamento e resistenza delle comunità locali, che attraverso pratiche quotidiane, azioni collettive e processi di auto-organizzazione contribuiscono a reinterpretare, negoziare o contrastare gli effetti delle trasformazioni spaziali, ridefinendo dal basso significati, usi e valori dello spazio. In questo quadro, appare centrale una riflessione critica sul ruolo degli strumenti di governo del territorio e sulle ambiguità delle politiche urbane contemporanee. Se tradizionalmente la pianificazione si è proposta come dispositivo di riequilibrio e regolazione delle trasformazioni territoriali, oggi essa appare sempre più spesso incapace – o talvolta direttamente coinvolta – nella produzione di nuove forme di esclusione e disuguaglianza. La crescente complessità dei fenomeni contemporanei mette infatti in crisi approcci rigidamente normativi o puramente adattivi, evidenziando la necessità di ripensare radicalmente strumenti, pratiche e paradigmi della pianificazione. Ciò implica interrogarsi criticamente su quali interessi vengano rappresentati nei processi decisionali, su quali soggetti abbiano accesso ai dispositivi di governance territoriale e su quali visioni di futuro vengano promosse o, al contrario, escluse. Significa anche riconoscere il conflitto come componente strutturale delle trasformazioni territoriali contemporanee e affrontare le disuguaglianze non soltanto come effetti collaterali, ma come questioni centrali nella produzione dello spazio. La sessione intende quindi aprire uno spazio di confronto critico su: il ruolo delle trasformazioni spaziali nella produzione di disuguaglianze sociali; le forme contemporanee di esclusione, espulsione e marginalizzazione territoriale; le relazioni tra sistemi sociali ed ecosistemi territoriali nella produzione dello spazio; l’impatto sociale dei cambiamenti ambientali; le pratiche di adattamento, resistenza e riappropriazione delle comunità locali; i limiti e le ambiguità della pianificazione e delle politiche urbane; le possibilità di pratiche alternative nel ri-orientare il governo del territorio. Saranno accolti contributi teorici ed empirici che, anche attraverso casi studio, analisi comparative e pratiche progettuali, mettano in evidenza le contraddizioni e le tensioni dei processi in atto, esplorando al contempo prospettive critiche, pratiche innovative e modalità alternative di produzione dello spazio capaci di ridefinire il rapporto tra territori, ecosistemi e comunità locali. kEYWORD: mutamento sociale, resilienza socio-spaziale, disuguaglianze socio-spaziali, conflitto in ambito urbano, ecosistemi territoriali, gentrificazione, spatial turn -- Sessione 4 Eventi straordinari e Territori interni: pratiche situate, piani e progetti alla prova degli esiti Coordinator: Adelina Picone e Alessandro Sgobbo Discussant: Michelangelo Russo – Università di Napoli Federico II; Antonio De Rossi – Politecnico di Torino; Sabrina Lucatelli – Riabitare l’Italia Sessione 4 Gli Eventi Straordinari sono dispositivi di trasformazione territoriale: momenti di accelerazione che mobilitano risorse economiche, istituzionali e cognitive, orientano agende politiche e amministrative, innescano nuove progettualità. Il PNRR, gli eventi sportivi e culturali, i programmi straordinari di investimento e le infrastrutture strategiche sono occasioni di forte perturbazione dei sistemi territoriali: introducono discontinuità nei processi di governo del territorio, producendo effetti che non si esauriscono nella fase realizzativa ma investono la capacità dei contesti locali di riconoscere problemi, attivare risorse, costruire alleanze e immaginare traiettorie di sviluppo. Tali eventi assumono particolare rilevanza nelle aree interne e nei territori fragili, dove la rarefazione dei servizi, l’indebolimento demografico e la marginalità infrastrutturale rendono più evidente il rapporto tra opportunità straordinarie e condizioni strutturali di partenza. Nel quadro delle trasformazioni che investono la contemporaneità dei territori — nelle loro componenti demografiche, climatiche, sociali, infrastrutturali, economiche, culturali e istituzionali — il tempo successivo all’evento straordinario si configura come una fase cruciale di verifica. Non si tratta più soltanto di osservare la stagione della candidatura, della definizione dei partenariati, dell’accesso alle risorse, della progettazione o della realizzazione degli interventi. Diviene invece necessario interrogare gli esiti effettivamente prodotti nei contesti locali, la durata dei processi attivati, la qualità delle trasformazioni generate e la capacità delle azioni intraprese di incidere sull’organizzazione materiale e immateriale dei territori. In questa prospettiva, il “dopo” dell’evento costituisce un campo di indagine decisivo per valutare se l’eccezionalità dell’occasione abbia prodotto apprendimento istituzionale, rafforzamento delle competenze, innovazione amministrativa e consolidamento di nuove forme di governance. L’obiettivo della sessione è dunque verificare in che modo gli eventi straordinari abbiano generato trasformazioni territoriali, con particolare attenzione alle aree interne, ai contesti marginali e ai territori esposti a condizioni di fragilità. La sessione intende indagare non solo la dimensione fisica degli interventi, ma anche gli effetti immateriali connessi alla produzione di conoscenza, alla costruzione di reti, alla capacitazione degli attori locali e alla ridefinizione delle relazioni tra istituzioni, comunità e competenze tecniche. In tale quadro, particolare attenzione sarà rivolta alle pratiche situate di accompagnamento promosse da diversi stakeholder, con riferimento al ruolo del sapere esperto: competenze tecniche, scientifiche, progettuali, amministrative e valutative che, in forme differenti, hanno supportato enti locali e comunità nella costruzione di quadri conoscitivi, scenari strategici, progettualità integrate e dispositivi di governance. Il sapere esperto, in questa prospettiva, non viene inteso come elemento esterno o meramente consulenziale, ma come componente capace di interagire con le conoscenze locali, interpretare bisogni complessi e contribuire alla definizione di percorsi progettuali maggiormente consapevoli. Tali esperienze possono infatti svolgere una funzione di mediazione tra linguaggi istituzionali, capacità amministrative, istanze comunitarie e strumenti tecnico-progettuali. Esse consentono di osservare come l’evento straordinario venga tradotto in azioni concrete, come le risorse disponibili vengano selezionate e orientate, e in che misura i territori riescano a trasformare una condizione eccezionale in occasione di consolidamento strutturale. In questa direzione, appare centrale comprendere che cosa tali esperienze abbiano concretamente prodotto. Hanno favorito il rafforzamento della capacità amministrativa e progettuale degli enti locali? Hanno generato strategie spaziali riconoscibili, processi di rigenerazione urbana e territoriale, riattivazione di servizi, cura dei patrimoni, nuove economie locali o vitalizzazione degli spazi pubblici? Hanno contribuito a ridefinire il rapporto tra infrastrutture, accessibilità, welfare territoriale e qualità dell’abitare? Quali effetti si sono consolidati nel tempo e quali, invece, sono rimasti episodici, dipendenti dalla contingenza dell’evento o dalla temporanea disponibilità di risorse straordinarie? Quali forme di collaborazione tra istituzioni, comunità, soggetti economici e competenze esperte sono riuscite a trasformarsi in infrastrutture stabili di conoscenza, progetto e accompagnamento territoriale? A partire da esperienze concrete, casi studio e segnali raccolti nei territori, la sessione mira a valutare gli eventi straordinari non soltanto come occasioni di investimento, finanziamento o realizzazione di opere, ma come possibili leve di apprendimento, consolidamento e trasformazione strutturale. Il confronto intende quindi contribuire a comprendere che cosa resti nei territori una volta conclusa la fase eccezionale: quali opere e servizi siano stati effettivamente attivati, quali reti istituzionali e sociali si siano stabilizzate, quali competenze siano state rafforzate, quali apprendimenti amministrativi siano stati incorporati e quali nuove consapevolezze collettive siano emerse. In questo senso, interrogare gli esiti degli eventi straordinari significa misurarne la capacità di attivare processi durevoli di innovazione territoriale, oltre la sola dimensione dell’intervento. Keywords: Aree interne; Grandi eventi; Infrastrutture strategiche. --- Extraordinary events are devices of territorial transformation: moments of acceleration that mobilise economic, institutional and cognitive resources, orient political and administrative agendas, and trigger new project trajectories. The National Recovery and Resilience Plan (NRRP), sporting and cultural events, extraordinary investment programmes and strategic infrastructures are occasions of significant perturbation within territorial systems: they introduce discontinuities into processes of territorial governance, producing effects that do not end with the implementation phase, but involve the capacity of local contexts to recognise problems, activate resources, build alliances and imagine development trajectories. Such events are particularly relevant in inner areas and fragile territories, where the rarefaction of services, demographic weakening and infrastructural marginality make the relationship between extraordinary opportunities and structural starting conditions more evident. Within the framework of the transformations affecting contemporary territories — in their demographic, climatic, social, infrastructural, economic, cultural and institutional dimensions — the period following an extraordinary event emerges as a crucial phase of assessment. It is no longer merely a matter of observing the season of candidacy, partnership-building, access to resources, project design or implementation. Rather, it becomes necessary to examine the outcomes actually produced within local contexts, the durability of the processes activated, the quality of the transformations generated and the capacity of the actions undertaken to affect the material and immaterial organisation of territories. From this perspective, the “aftermath” of the event constitutes a decisive field of inquiry for assessing whether the exceptional nature of the opportunity has produced institutional learning, competence-building, administrative innovation and the consolidation of new forms of governance. The aim of the session is therefore to assess how extraordinary events have generated territorial transformations, with particular attention to inner areas, marginal contexts and territories exposed to conditions of fragility. The session seeks to investigate not only the physical dimension of interventions, but also the immaterial effects related to the production of knowledge, the construction of networks, the empowerment of local actors and the redefinition of relationships among institutions, communities and technical competences. Within this framework, particular attention will be devoted to situated practices of accompaniment promoted by different stakeholders, with reference to the role of expert knowledge: technical, scientific, design-oriented, administrative and evaluative competences that, in different forms, have supported local authorities and communities in the construction of knowledge frameworks, strategic scenarios, integrated project proposals and governance devices. In this perspective, expert knowledge is not understood as an external or merely consultative element, but as a component capable of interacting with local knowledge, interpreting complex needs and contributing to the definition of more informed project trajectories. Such experiences can in fact perform a mediating function among institutional languages, administrative capacities, community demands and technical-design instruments. They make it possible to observe how the extraordinary event is translated into concrete actions, how available resources are selected and oriented, and to what extent territories are able to transform an exceptional condition into an opportunity for structural consolidation. In this direction, it is essential to understand what these experiences have concretely produced. Have they contributed to strengthening the administrative and project-making capacity of local authorities? Have they generated recognisable spatial strategies, processes of urban and territorial regeneration, the reactivation of services, the care of heritage, new local economies or the revitalisation of public spaces? Have they helped redefine the relationship between infrastructures, accessibility, territorial welfare and the quality of dwelling? Which effects have consolidated over time and which, instead, have remained episodic, dependent on the contingency of the event or on the temporary availability of extraordinary resources? Which forms of collaboration among institutions, communities, economic actors and expert competences have succeeded in becoming stable infrastructures of knowledge, project-making and territorial accompaniment? Starting from concrete experiences, case studies and evidence gathered from territories, the session aims to evaluate extraordinary events not only as opportunities for investment, funding or the implementation of works, but also as possible levers for learning, consolidation and structural transformation. The discussion therefore seeks to contribute to an understanding of what remains in territories once the exceptional phase has come to an end: which works and services have actually been activated, which institutional and social networks have stabilised, which competences have been strengthened, which administrative learnings have been incorporated and which new forms of collective awareness have emerged. In this sense, questioning the outcomes of extraordinary events means assessing their capacity to activate durable processes of territorial innovation beyond the sole dimension of the intervention. Sessione 5 Progettare la trasformazione. Lo spazio pubblico come dispositivo di cambiamento Designing Transformation. Public Space as a Driver of Change Coordinator: Marichela Sepe, DICEA Sapienza Università di Roma Discussant: Emanuela Coppola, DiARC Università di Napoli Federico II Sessione 5 La sessione Progettare la trasformazione. Lo spazio pubblico come dispositivo di cambiamento intende esplorare il ruolo dello spazio pubblico nelle trasformazioni contemporanee della città, con particolare attenzione alla capacità dei luoghi di reagire a eventi, crisi e cambiamenti sociali, ambientali e culturali. In uno scenario caratterizzato da condizioni sempre più instabili e dinamiche, gli spazi pubblici sono chiamati a svolgere funzioni molteplici e variabili nel tempo, diventando dispositivi strategici per sostenere resilienza urbana, inclusione sociale, benessere collettivo e qualità dell’abitare. Lo spazio pubblico non è quindi soltanto supporto fisico della vita urbana, ma infrastruttura adattiva capace di attivare relazioni, favorire nuove pratiche d’uso e accompagnare processi di trasformazione e innovazione urbana. Un primo ambito di riflessione riguarda il tema della flessibilità, intesa non soltanto come adattabilità funzionale, ma come capacità degli spazi pubblici di reagire a condizioni mutevoli, usi temporanei, emergenze e scenari incerti. Le recenti crisi climatiche, sanitarie ed economiche hanno evidenziato l’urgenza di progettare spazi in grado di trasformarsi rapidamente senza perdere qualità, accessibilità e capacità relazionale. In questa prospettiva, la flessibilità si lega strettamente con i temi della prossimità e dell’adattamento. In questa prospettiva, la sessione intende riflettere sulle modalità con cui piazze, strade, parchi e infrastrutture leggere possono diventare dispositivi flessibili capaci di trasformarsi per ospitare attività culturali, sociali, per il tempo libero, migliorare l’accessibilità universale, mitigare gli effetti climatici, supportare la mobilità lenta, rafforzare le reti di prossimità e coesione locale. Un secondo tema riguarda gli spazi pubblici dei campus universitari, interpretati come laboratori urbani aperti, permeabili e accessibili anche alle comunità esterne. I campus possono rappresentare in questo modo luoghi privilegiati di sperimentazione spaziale e sociale, dove apprendimento, inclusione e benessere si intrecciano con nuove pratiche di uso collettivo dello spazio. La sessione intende riflettere sul ruolo dei campus come parti integrate della città, capaci di generare relazioni tra università, luoghi e territori, superando la tradizionale separazione tra spazio accademico e spazio urbano. In questo quadro assumono altresì rilievo i temi del cibo sano, del verde, dello sport e delle produzioni artistiche come dispositivi di attivazione sociale e culturale. Orti urbani, giardini, mercati temporanei, spazi per l’educazione alimentare, aree sportive accessibili, installazioni artistiche e luoghi per eventi culturali possono contribuire a promuovere salute, sostenibilità, socialità e migliorare l’apprendimento formale ed informale. Un terzo ambito di indagine riguarda le trasformazioni degli spazi pubblici in occasione di grandi eventi internazionali, quali esposizioni universali, eventi sportivi, festival culturali o manifestazioni globali. Tali eventi rappresentano spesso momenti capaci di modificare profondamente l’organizzazione urbana, le infrastrutture, l’accessibilità e le pratiche d’uso della città. Gli eventi possono generare opportunità di rigenerazione, innovazione e apertura internazionale, ma anche produrre effetti controversi, come processi di esclusione, turistificazione, consumo temporaneo dei luoghi o interventi privi di eredità duratura. La sessione propone quindi una riflessione sulle modalità con cui il progetto urbano possa orientare le trasformazioni verso scenari inclusivi e sostenibili. Particolare attenzione sarà dedicata ai dispositivi temporanei, reversibili e riutilizzabili, capaci di adattarsi nel tempo e di lasciare benefici permanenti per le comunità locali, trasformando l’eccezionalità dell’evento in occasione di miglioramento urbano e sociale. Un ulteriore campo di riflessione riguarda il rapporto tra spazio pubblico, innovazione digitale e partecipazione attiva delle comunità nei processi di trasformazione urbana. Tecnologie digitali, sistemi di monitoraggio ambientale, piattaforme collaborative e strumenti partecipativi possono contribuire a sviluppare nuove modalità di progettazione, gestione e cura condivisa dello spazio urbano, promuovendo processi decisionali più inclusivi, consapevoli e orientati ai bisogni dei territori. In questa prospettiva, lo spazio pubblico si configura anche come luogo di sperimentazione civica e innovazione sociale, nel quale cittadini, istituzioni e attori locali collaborano alla costruzione di strategie capaci di interpretare le sfide contemporanee. La sessione intende raccogliere contributi dedicati a modelli innovativi di governance integrata e multilivello in grado di accompagnare i processi di trasformazione urbana, valorizzando il ruolo dello spazio pubblico e delle tecnologie digitali come dispositivi strategici per città più inclusive, resilienti e sostenibili. Su questi temi – senza escluderne altri ad essi correlati – la sessione si propone di raccogliere contributi teorici, illustrazione di casi studio, nuove metodologie progettuali e approcci critici, promuovendo un dibattito interdisciplinare volto a delineare gli spazi pubblici come infrastrutture strategiche della transizione contemporanea. References Sepe, M. (2026) Designing the contemporary city. Place identity, urban health, cultural resources and multiadaptation, Inu Edizioni, Roma Sepe, M. ed. (2026) Multiadaptive Places for Multirisk Resilience, Inu Edizioni, Roma Keywords: Flessibilità Spazi pubblici universitari Paesaggi alimentari urbani --- The session Designing Transformation. Public Space as a Driver of Change aims to explore the role of public space within the contemporary transformations of cities, with particular attention to the capacity of places to respond to events, crises, and social, environmental, and cultural changes. In a context increasingly characterized by instability and constant change, public spaces are required to perform multiple and evolving functions over time, becoming strategic devices to support urban resilience, social inclusion, collective well-being, and quality of life. Public space is therefore no longer merely the physical support of urban life, but rather an adaptive infrastructure capable of fostering relationships, encouraging new patterns of use, and accompanying processes of urban transformation and innovation. A first area of reflection concerns the theme of flexibility, understood not only as functional adaptability, but also as the capacity of public spaces to respond to changing conditions, temporary uses, emergencies, and uncertain scenarios. Recent climatic, health, and economic crises have highlighted the urgency of designing spaces capable of rapid transformation without losing quality, accessibility, and relational value. In this perspective, flexibility is closely connected to the themes of proximity and adaptation. From this perspective, the session aims to reflect on the ways in which squares, streets, parks, and lightweight infrastructures can become flexible devices capable of transforming in order to host cultural, social, and leisure activities, improve universal accessibility, mitigate climate impacts, support slow mobility, and strengthen networks of proximity and local cohesion. A second topic concerns the public spaces of university campuses, interpreted as open, permeable, and accessible urban laboratories connected also to external communities. Campuses may thus represent privileged environments for spatial and social experimentation, where learning, inclusion, and well-being intersect with new forms of collective use of space. The session aims to investigate the role of campuses as integrated parts of the city, capable of generating relationships between universities, places, and territories, overcoming the traditional separation between academic and urban spaces. Within this framework, the themes of healthy food, green spaces, sports, and artistic production also gain relevance as devices for social and cultural activation. Urban gardens, community gardens, temporary markets, spaces for food education, accessible sports areas, artistic installations, and venues for cultural events can contribute to promoting health, sustainability, sociability, and the improvement of both formal and informal learning. A further area of investigation concerns the transformation of public spaces in relation to major international events, such as world expos, sporting events, cultural festivals, or global gatherings. These events often represent moments capable of profoundly reshaping urban organization, infrastructures, accessibility, and patterns of urban use. Such events can generate opportunities for regeneration, innovation, and international openness, but may also produce controversial effects, including exclusionary processes, touristification, temporary consumption of places, or interventions lacking a lasting legacy. The session therefore proposes a reflection on the ways urban design can guide these transformations toward inclusive and sustainable scenarios. Particular attention will be devoted to temporary, reversible, and reusable devices capable of adapting over time and generating long-term benefits for local communities, transforming the exceptional nature of events into opportunities for urban and social improvement. An additional area of reflection concerns the relationship between public space, digital innovation, and the active participation of communities in urban transformation processes. Digital technologies, environmental monitoring systems, collaborative platforms, and participatory tools can contribute to developing new approaches to the design, management, and shared stewardship of urban space, fostering decision-making processes that are more inclusive, informed, and responsive to local needs. From this perspective, public space also emerges as a setting for civic experimentation and social innovation, where citizens, institutions, and local stakeholders collaborate in shaping strategies capable of addressing contemporary challenges. The session aims to gather contributions focused on innovative models of integrated and multi-level governance able to support urban transformation processes, enhancing the role of public space and digital technologies as strategic drivers for more inclusive, resilient, and sustainable cities. On these themes — without excluding other related issues — the session aims to collect theoretical contributions, case studies, new design methodologies, and critical approaches, fostering an interdisciplinary debate intended to frame public spaces as strategic infrastructures for the contemporary urban transition. Sessione 6 PAESAGGI RESILIENTI Coordinator: Francesca Calace, Francesco Rotondo e Angioletta Voghera Discussant: Fabrizio Aimar, Benedetta Giudice e Olga Paparusso Sessione 6 Il tema della giornata di studi è strettamente legato al concetto di resilienza e, in questa sessione, si intende approfondire la feconda relazione tra resilienza e paesaggio. Parlare di “paesaggi resilienti” implica superare una concezione riduttiva della resilienza come semplice capacità di “resistere” alle perturbazioni o di ripristinare condizioni precedenti a una crisi. Al contrario, richiede un approccio dinamico e trasformativo: la resilienza non è una qualità “fissa” del territorio, né un dato acquisito, ma un processo continuo di adattamento, riorganizzazione, apprendimento e progetto, attraverso cui i paesaggi affrontano crisi climatiche, ambientali, sociali e territoriali senza perdere identità, valori culturali, funzioni ecologiche e qualità dell’abitare. In questa prospettiva, i paesaggi sono strutture complesse e dinamiche, nelle quali interagiscono ambiente, comunità, patrimonio culturale, economie locali, pratiche d’uso, percezioni collettive e forme di governo del territorio. I paesaggi co-evolvono insieme alle trasformazioni sociali, ecologiche ed economiche e, anche attraverso la pianificazione paesaggistica, dovrebbero tendere alla costruzione di sempre nuovi equilibri dinamici, capaci di integrare conservazione e innovazione, memoria e progetto, vulnerabilità e capacità trasformativa. La resilienza del paesaggio può essere definita come «il processo di trasformazione e progettazione del paesaggio per migliorarne la qualità, affrontando al contempo le esigenze di adattamento e di controllo dei rischi […] e mettendo al centro le aspirazioni degli individui» nella prospettiva della pianificazione. Tale definizione consente di mettere in relazione la dimensione ambientale con le esigenze e le aspirazioni paesaggistiche delle comunità, in coerenza con la Convenzione Europea del Paesaggio, che riconosce il paesaggio come componente essenziale del contesto di vita delle popolazioni e come esito dell’interazione tra fattori naturali e antropici. La resilienza paesaggistica nella pianificazione urbana richiede infatti di individuare «luoghi e modalità prioritarie per azioni che favoriscano nuovi equilibri, con un atteggiamento che è stato opportunamente definito place-oriented e people-oriented». In questo senso, il paesaggio costituisce un campo privilegiato per integrare politiche spesso frammentate: adattamento ai cambiamenti climatici, prevenzione dei rischi naturali e antropici, conservazione del patrimonio culturale e naturale, rigenerazione dei territori fragili, incremento della biodiversità, costruzione di reti ecologiche, valorizzazione delle economie locali e sviluppo territoriale sostenibile. Come ricordava Gambino (1997), per proteggere il paesaggio occorre conservarlo, ma la conservazione non si esaurisce nella tutela vincolistica: essa richiede azioni capaci di innovare mantenendo e reinterpretando i caratteri identitari dei luoghi. Da qui emerge il ruolo centrale della pianificazione paesaggistica, chiamata non solo a descrivere, classificare e normare i paesaggi, ma anche a orientarne la trasformazione nel lungo periodo attraverso visioni, strategie, progetti e processi partecipativi. Particolarmente rilevante è oggi il rapporto tra rischio, vulnerabilità e patrimonio, inteso come sistema diffuso ed esposto a pressioni naturali e antropiche. Frane, alluvioni, siccità, incendi, epidemie (xylella), consumo di suolo, abbandono, pressione turistica, degrado ambientale e diseguaglianze socio-spaziali incidono profondamente sulla qualità dei paesaggi e sulla capacità delle comunità di abitarli, riconoscerli e trasformarli. In tale quadro, la resilienza del paesaggio diventa una questione progettuale e politica: riguarda il modo in cui riconosciamo vulnerabilità e valori, costruiamo conoscenze condivise, coinvolgiamo le comunità, integriamo tutela e cambiamento, e predisponiamo strumenti capaci di orientare il futuro dei territori fragili. Date queste premesse, la sessione intende discutere di paesaggi resilienti non solo come territori capaci di resistere alle crisi, ma come paesaggi in grado di trasformarsi mantenendo qualità, identità, biodiversità, memoria e abitabilità. La resilienza paesaggistica chiama in causa la produzione sociale del paesaggio, il progetto alle diverse scale e la capacità della pianificazione di costruire condizioni di adattamento, cura e innovazione. Per queste motivazioni, la sessione accoglie riflessioni teoriche, ricerche ed esperienze sul campo, piani e progetti che assumano il paesaggio e il suo progetto come strumenti fondamentali per la resilienza dei territori. A titolo di esempio, sono accolti contributi che esplorino in termini teorico-metodologici il concetto di resilienza applicato al paesaggio, analizzandone le implicazioni analitiche e progettuali; che discutano casi e ricerche nei quali il paesaggio, inteso come categoria d’azione, sia considerato non solo come insieme di valori da difendere attraverso meccanismi di protezione, ma soprattutto nella sua dimensione co-evolutiva, dinamica e progettuale; che evidenzino, nell’ambito di piani e progetti urbanistici e paesaggistici, l’attenzione alla creazione di nuovi equilibri e alle loro implicazioni sul paesaggio inteso sia a scala territoriale sia urbana; che forniscano prospettive, metodi e orientamenti innovativi alla pianificazione e al progetto di paesaggio, capace di orientare nel lungo periodo la trasformazione dei territori.   Keywords: conservazione/valorizzazione; place-based development; pianificazione paesaggistica Sessione 7 Riorientare la pianificazione: governance collaborativa per la cura del territorio Reframing planning: collaborative governance for territorial stewardship Coordinator: Romina D’Ascanio (Roma Tre University), Valeria Lingua (University of Florence), Angioletta Voghera (Polytechnic University of Turin) Discussant: Massimo Bastiani (National Board of River Contracts), Carmen Leone (University of Insubria), Anna Laura Palazzo (Roma Tre University) Sessione 7 Le trasformazioni ambientali, climatiche e sociali che interessano i territori urbani e periurbani contemporanei richiedono modelli di governo capaci di integrare istituzioni, comunità e attori economici all’interno di processi cooperativi, adattivi e orientati alla cura dei sistemi socio-ecologici. In questo quadro, la governance collaborativa rappresenta una prospettiva interpretativa e operativa centrale per affrontare la crescente complessità territoriale, mettendo in relazione i diversi livelli decisionali (europeo, nazionale, regionale e locale) e promuovendo forme di corresponsabilità nella gestione delle risorse ambientali e territoriali. La pianificazione può così essere intesa come un processo in evoluzione, sempre più orientato alla co-produzione di visioni, strategie e pratiche condivise tra attori istituzionali e sociali. Diventa quindi rilevante ripensare il rapporto tra governo del territorio, istituzioni e società locale, riconoscendo il ruolo attivo delle comunità nella costruzione di strategie di adattamento, gestione e manutenzione dei sistemi urbani e territoriali, con particolare attenzione ai temi della rigenerazione urbana e della qualità dello spazio pubblico. In questa prospettiva, la governance collaborativa non si esaurisce nella partecipazione ai processi decisionali, ma implica la costruzione di pratiche continuative di cooperazione, apprendimento collettivo e responsabilità condivisa nel tempo, capaci di rafforzare la resilienza dei territori. La sessione propone una riflessione teorica, metodologica e operativa sulle forme di governance collaborativa orientate alla cura dei territori. Integrando i contributi della collaborative governance, dell’adaptive governance, della teoria dei beni comuni e delle pratiche di stewardship territoriale, la discussione approfondisce il ruolo di comunità locali, istituzioni pubbliche, attori privati e organizzazioni civiche nella costruzione di azioni collettive capaci di sostenere la gestione durevole e resiliente delle risorse ambientali e territoriali. La sessione intende inoltre esplorare come tali approcci possano incidere sulle pratiche ordinarie della pianificazione, contribuendo al loro aggiornamento in termini di strumenti, competenze e forme di coordinamento istituzionale. Particolare attenzione è dedicata all’interazione tra strumenti di hard governance (norme, piani, competenze e responsabilità amministrative) e pratiche di soft governance, intese come processi volontari, pattizi, negoziali e cooperativi. Contratti di fiume, contratti ambientali, patti di collaborazione, accordi di custodia e pratiche di stewardship sono interpretati come dispositivi capaci di connettere politiche pubbliche, attivazione comunitaria e responsabilità condivise, trasformando la partecipazione in capacità operativa e contribuendo all’attuazione delle politiche territoriali e ambientali. Tali strumenti consentono di sperimentare forme di governo basate sulla costruzione di reti territoriali, sulla condivisione delle conoscenze e sulla valorizzazione delle competenze diffuse, favorendo processi di apprendimento collettivo e innovazione istituzionale. In questo quadro, il piano pur restando lo strumento fondamentale di indirizzo e regolazione delle trasformazioni territoriali, si colloca sempre più all’interno di un sistema articolato di dispositivi complementari di tipo pattizio, cooperativo e negoziale. La crescente complessità dei processi di trasformazione ha infatti favorito l’emergere e il consolidarsi di tali pratiche, che non si pongono in alternativa alla pianificazione, ma ne rafforzano la capacità di interpretazione, orientamento e attuazione. Ne deriva l’opportunità di considerarli come componenti integrative del governo del territorio, da leggere in relazione sistemica con il piano e da valorizzare all’interno di una visione complessiva e coerente della pianificazione. Ciò implica la necessità di sviluppare adeguati quadri giuridici e istituzionali in grado di riconoscere e coordinare queste diverse forme di azione pubblica e collettiva, garantendone coerenza, efficacia e integrazione nelle politiche ordinarie di governo del territorio, evitando frammentazioni e sovrapposizioni e rafforzando la capacità complessiva di governo delle trasformazioni. La sessione intende inoltre discutere le condizioni giuridiche, politiche e sociali che rendono tali strumenti efficaci e duraturi nel tempo: il coordinamento interistituzionale, l’attivazione del capitale sociale, la mediazione dei conflitti, la definizione chiara di ruoli e responsabilità, le forme di accountability, il monitoraggio e la capacità di adattamento continuo. Sarà inoltre approfondita la relazione tra governance collaborativa e capacità istituzionale, con particolare riferimento ai processi di apprendimento reciproco tra amministrazioni pubbliche, attori economici e società civile, e alla costruzione di competenze condivise. In questa prospettiva, la governance collaborativa non viene interpretata come alternativa all’azione pubblica, ma come una modalità di governo capace di rafforzare la capacità istituzionale attraverso la cooperazione tra attori, la produzione condivisa di conoscenze e la costruzione di nuove forme di cura del territorio e della città contemporanea. La sessione si propone quindi come spazio di confronto interdisciplinare sui processi di trasformazione della pianificazione contemporanea, mettendo in dialogo riflessioni teoriche, esperienze operative e pratiche emergenti di gestione condivisa dei territori. Parole chiave: Spazi pubblici flessibili Spazi pubblici vivibili Campus universitari Spazi per Salubrità alimentare Spazi pubblici multiadattivi Intelligenza artificiale --- Environmental, climatic, and social transformations affecting contemporary urban and peri-urban territories require governance models capable of integrating institutions, communities, and economic actors within cooperative, adaptive processes oriented toward the care of socio-ecological systems. Within this framework, collaborative governance represents a central interpretative and operational perspective for addressing increasing territorial complexity, linking different decision-making levels (European, national, regional, and local) and promoting forms of shared responsibility in the management of environmental and territorial resources. Planning can thus be understood as an evolving process, increasingly oriented toward the co-production of visions, strategies, and practices shared among institutional and social actors. It therefore becomes important to rethink the relationship between territorial governance, institutions, and local society, recognizing the active role of communities in the construction of strategies for adaptation, management, and maintenance of urban and territorial systems, with particular attention to urban regeneration and the quality of public space. From this perspective, collaborative governance is not limited to participation in decision-making processes, but implies the construction of continuous practices of cooperation, collective learning, and shared responsibility over time, capable of strengthening territorial resilience. The session proposes a theoretical, methodological, and operational reflection on forms of collaborative governance oriented toward territorial care. By integrating contributions from collaborative governance, adaptive governance, commons theory, and territorial stewardship practices, the discussion explores the role of local communities, public institutions, private actors, and civic organizations in building collective actions capable of supporting the long-term and resilient management of environmental and territorial resources. The session also intends to explore how such approaches may affect ordinary planning practices, contributing to their updating in terms of tools, skills, and forms of institutional coordination. Particular attention is devoted to the interaction between hard governance tools (norms, plans, administrative competences, and responsibilities) and soft governance practices, understood as voluntary, contractual, negotiated, and cooperative processes. River contracts, environmental contracts, collaboration pacts, stewardship agreements, and stewardship practices are interpreted as devices capable of connecting public policies, community activation, and shared responsibilities, transforming participation into operational capacity and contributing to the implementation of territorial and environmental policies. These instruments enable experimentation with forms of governance based on territorial networks, knowledge sharing, and the valorization of distributed competences, fostering collective learning processes and institutional innovation. Within this framework, while the plan remains the fundamental instrument for guiding and regulating territorial transformations, it is increasingly embedded within a structured system of complementary contractual, cooperative, and negotiated devices. The growing complexity of transformation processes has in fact fostered the emergence and consolidation of such practices, which do not stand as an alternative to planning, but rather strengthen its capacity for interpretation, orientation, and implementation. This leads to the opportunity to consider them as integrative components of territorial governance, to be read in systemic relation with planning and valued within an overall and coherent vision of planning. This implies the need to develop adequate legal and institutional frameworks capable of recognizing and coordinating these different forms of public and collective action, ensuring coherence, effectiveness, and integration within ordinary territorial governance policies, avoiding fragmentation and overlap, and strengthening the overall capacity to govern transformations. The session also aims to discuss the legal, political, and social conditions that make such instruments effective and durable over time: inter-institutional coordination, activation of social capital, conflict mediation, clear definition of roles and responsibilities, accountability mechanisms, monitoring, and continuous adaptive capacity. The relationship between collaborative governance and institutional capacity will also be explored, with particular reference to processes of mutual learning among public administrations, economic actors, and civil society, and to the construction of shared competences. From this perspective, collaborative governance is not interpreted as an alternative to public action, but as a mode of governance capable of strengthening institutional capacity through cooperation among actors, the shared production of knowledge, and the construction of new forms of territorial and urban care in contemporary cities. The session therefore proposes itself as a space for interdisciplinary exchange on the processes transforming contemporary planning, bringing together theoretical reflections, operational experiences, and emerging practices of shared territorial management. Sessione 8 Pianificazione territoriale, regionale e di area vasta. Visioni, pratiche e interpretazioni per reagire agli eventi. Coordinator: Giulia Fini, Giuseppe De Luca e Andrea Arcidiacono Discussant: -- Sessione 8 ---- Sessione 9 Approcci innovativi alla Rigenerazione ORIENTATI Alla sostenibilità e resilienza INNOVATIVE APPROACHES TO REGENERATION FOCUSED ON SUSTAINABILITY AND RESILIENCE Coordinator: Gilda Berruti e Michelangelo Savino Discussant: Giuseppe Guida e Raffaella Radoccia Sessione 9 Nell’assimilazione progressiva dei principi di sostenibilità e di resilienza, le esperienze in corso nel campo del progetto urbano e dell’elaborazione dei piani urbanistici mostrano l’energico di tentativo di introdurre approcci sempre più innovativi ritenuti capaci di cambiare lo stato delle cose, superando l’inerzia diffusa sia rispetto alla forma dello spazio che alle routine consolidate di risposta ai problemi urbani, proponendo allo stesso tempo effetti concreti nell’implementazione di principi e metodologie di intervento. Dalle proposte di trasformare la città o alcune sue parti in veri e propri dispositivi ambientali per garantire il benessere attraverso forme che assicurino maggiore capacità di adattamento agli effetti del cambiamento climatico; dalle indicazioni per il riconoscimento e potenziamento delle infrastrutture verdi e blu alle strategie di forestazione urbana, fatta di boschi verticali o orizzontali, floating forest e di abachi per le compensazioni ambientali; ancora, dalle inventive tecnologiche delle Nature-based Solutions (NBS) ai pilastri fondamentali comunitari del Nuovo Bauhaus Europeo (NEB); dalle strategie per rigenerare la città con la natura alle soluzioni per la gestione delle acque urbane per un water-sensitive urban design e per una pianificazione che integri i principi di economia circolare; ecco che la progettazione e la pianificazione urbanistica nel nostro paese – sulla scia di quanto accade già in molte realtà europee, studiate ed emulate – mostra interessanti progressi oltre ad una significativa diffusione. Spesso accade che piani e progetti orientati alla sostenibilità e alla resilienza non adottino una prospettiva integrata e tralascino o mettano da parte alcune dimensioni, tra cui quelle relative alla governance e agli aspetti sociali, compresi i temi della consapevolezza ambientale e del grado di coinvolgimento dei diversi attori nelle trasformazioni territoriali. La sessione intende proporsi come un’occasione per discutere criticamente le esperienze in corso nelle città italiane, mettendo in luce anche il tema delle narrazioni ed aprendo un momento di valutazione collettiva sul grado concreto di innovazione che è possibile riscontrare non solo nei progetti di rigenerazione urbana, ma soprattutto nelle modalità di elaborare – in forma del tutto rinnovata – il piano urbanistico, le regole di governo del territorio, gli atti di indirizzo delle trasformazioni, le politiche urbane. Tutto questo va perseguito coerentemente in base ai principi dichiarati da molte amministrazioni e garantiti dall’adesione di molti enti territoriali, sulla scia dei tanti finanziamenti europei ottenuti; dei vari programmi comunitari a cui hanno aderito e alle reti internazionali a cui si sono associati (Patto dei sindaci; ICLEI – Local Governments for Sustainability; Energy cities; EU Mission Climate-Neutral and Smart Cities; Rete dei Comuni Sostenibili; RFSC - Reference Framework for Sustainable Cities, solo per citarne alcuni); ai dispositivi di governance più o meno abilitanti o collaborativi messi al lavoro; alle contese che a volte si manifestano nelle dinamiche di cambiamento a valle di un equilibrio illusorio o fondato su profonde disuguaglianze radicate nei nostri territori. Procediamo effettivamente sulla corretta via per una pianificazione improntata concretamente alla sostenibilità e alla resilienza? Quali sono gli ostacoli riscontrati nelle sperienze attivate? Quali sono le questioni che fanno problema nel processo di knowledge transfer a partire da quanto studiato in altre realtà europee? Come trattare i temi della salute, dell’accesso alle risorse primarie, del superamento delle disuguaglianze nei processi in atto oggi? La sessione interroga su questi aspetti narrazioni ed esperienze adottando una prospettiva situata ed attenta ad accogliere la complessità, in modo da poter costruire un bilancio rispetto all’applicazione dei principi di sostenibilità e resilienza nei progetti e nei piani che hanno promosso un cambiamento nelle diverse città. Tra le dimensioni da tenere in conto, negoziazioni, patti, alleanze per la salute e la cura dei territori paiono centrali per rendere efficace il rapporto tra istituzioni e territori. Parole chiave: rigenerazione urbana, innovazione urbanistica, progetto urbano sostenibile --- As the principles of sustainability and resilience are gradually embraced, current initiatives in the field of urban design and urban planning demonstrate a vigorous effort to introduce increasingly innovative approaches deemed capable of transforming the status quo, overcoming widespread inertia regarding both the form of space and established routines for addressing urban problems, while simultaneously proposing concrete outcomes in the implementation of principles and intervention methods. From proposals to transform the city or parts of it into true environmental systems designed to promote well-being through approaches that ensure greater resilience to the effects of climate change; from guidelines for recognizing and enhancing green and blue infrastructure to urban forestation strategies, including vertical or horizontal forests, floating forests, and charts for environmental compensations; from the technological innovations of Nature-based Solutions (NBS) to the fundamental EU pillars of the New European Bauhaus (NEB); from strategies to regenerate the city through nature to solutions for urban water management, aimed at water-sensitive urban design and planning that integrates the principles of the circular economy. Thus, urban design and planning in our country, following the trend already evident in many European contexts that have been studied and emulated, is showing interesting progress as well as significant growth. Plans and projects focused on sustainability and resilience often fail to adopt an integrated perspective and overlook or set aside certain dimensions, including those related to governance and social aspects, such as environmental awareness and the degree of involvement of various stakeholders in territorial transformations. This session aims to provide an opportunity for a critical discussion of current initiatives in Italian cities, highlighting the role of narratives and facilitating a collective assessment of the actual degree of innovation evident not only in urban regeneration projects, but above all in the ways in which urban planning, land-use regulations, guidelines for urban transformation, and urban policies are being developed in a completely new form. All of this must be pursued consistently in accordance with the principles declared by many administrations and guaranteed by the participation of numerous local authorities, in the wake of the substantial European funding secured; the various EU programs they have joined, and the international networks they have been associated with (Covenant of Mayors; ICLEI – Local Governments for Sustainability; Energy Cities; EU Mission Climate-Neutral and Smart Cities; Network of Sustainable Municipalities; RFSC – Reference Framework for Sustainable Cities, to name just a few); the more or less enabling or collaborative governance mechanisms put into practice; and the conflicts that sometimes arise in the dynamics of change following an illusory equilibrium or one founded on deep inequalities rooted in our territories. Are we truly on the right path toward planning that is based on sustainability and resilience? What obstacles have been encountered in the initiatives already underway? What challenges arise in the process of knowledge transfer based on studies conducted in other European contexts? How should we address issues of health, access to primary resources, and the elimination of inequalities in the processes currently taking place? This session examines these aspects through narratives and experiences, adopting a situated perspective that embraces complexity, in order to assess the application of sustainability and resilience principles in the projects and plans that have driven change across various cities. Among the factors to consider, negotiations, agreements, and partnerships for health and the care of local areas appear central to fostering an effective relationship between institutions and local communities. Keywords: urban regeneration, urban innovation, sustainable urban design Sessione 10 UNO, NESSUNO, MILLE PIANI Criticità e prospettive del piano urbanistico di scala locale ONE, NONE, A THOUSAND PLANS Challenges and Prospects of Local-Scale Urban Planning Coordinator: : Bertrando Bonfantini, Giampiero Lombardini Discussant: ---- Sessione 10 Il piano comunale sconta oggi la paradossale contraddizione tra la complessità dei suoi contenuti che si vorrebbero sempre più ampi e integrati, e le risorse scarse (a cominciare da quelle umane, nell’amministrazione) e i tempi incerti per la sua formazione, a fronte di aspettative che si proiettano invece tutte nel breve-medio termine secondo logiche di elementarità e ‘semplificazione’. Pur incardinato nel sistema istituzionale statale e nelle diverse declinazioni regionali (alcune molto aggiornate) il piano fatica a imporre la sua necessaria ordinarietà e legittimazione per il governo del territorio. In teoria, al piano urbanistico verrebbero oggi richieste prestazioni sempre più sofisticate, in risposta alla domanda espressa dalle diverse transizioni, dalla richiesta di giustizia ed equità spaziale (anche con una funzione, quindi, in qualche misura redistributiva), dalla definizione e implementazione di obiettivi di rigenerazione urbana e territoriale, dalla difesa e promozione dei valori patrimoniali ed ambientali. Nella realtà, la scomposizione e la banalizzazione settoriale dei provvedimenti legislativi, il ricorso sempre più frequente a meccanismi di deroga, l’arcaico ma aggressivo ritorno a una primazia ‘edilizia’ nelle trasformazioni territoriali paiono fare del principio di pianificazione e governo del territorio un mero richiamo formale. Eppure, le sollecitazioni che provengono dalle istanze sociali e originano dal territorio, l’urgenza delle questioni sollevate dalle diverse crisi (ambientali, sociali, economiche), la necessità di ricomporre in quadri coerenti l’azione amministrativa di gestione, tutela e valorizzazione del territorio, determinano spesso forme di innovazione negli strumenti, che descrivono possibilità e mostrano prospettive. La sessione intende, dunque, portare in evidenza quei casi dove l’innovazione nelle pratiche, sollecitata o meno dal quadro legislativo regionale di riferimento (e che può talora costituire il fattore innovativo iniziale di stimolo), sta alimentando nuove forme vitali di pianificazione urbanistica. Tra queste quelle relative alla sperimentazione di sempre più necessarie iniziative di intercomunalità nelle pratiche di pianificazione. La frammentazione amministrativa locale, che in alcuni contesti regionali assume caratteri parossistici, la generale crisi demografica da assumersi come condizione fattuale secondo un principio di realtà, le dinamiche dell’abbandono dei territori periferici il cui far fronte richiede un necessario sguardo allargato, il drammatico ridursi delle risorse economiche ma soprattutto umane nelle pubbliche amministrazioni, a cominciare dai piccoli comuni, e d’altra parte il carattere sempre più sovralocale dei temi che fanno la nuova agenda urbana e territoriale, assegnano alla sperimentazione delle pianificazione intercomunale una prospettiva del progetto urbanistico di sempre maggiore attualità. A questo proposito il panorama nazionale è estremamente variegato e marca la distanza tra regioni che hanno promosso e sostenuto (anche con forme di incentivazione e supporto finanziario) la formazione dei piani intercomunali, da altre in cui invece l’urgenza strategica di questa scelta appare lontana da una messa a fuoco, anche nei testi delle rispettive leggi urbanistiche. Un ulteriore tema che la sessione intende affrontare è rappresentato dal rapporto tra pianificazione locale e pianificazione metropolitana nelle grandi città. Importanti città metropolitane italiane stanno rinnovando o hanno rinnovato non da molto il loro strumento locale di pianificazione comunale (Torino, Milano, Napoli, Bologna) in una relazione col piano territoriale metropolitano che appare essere sempre più ineludibile e necessaria. Quali dunque le implicazioni per il piano urbanistico locale quando questo si elabora nel contesto e nella prospettiva dettata dalla dimensione metropolitana dei fenomeni insediativi? Come queste implicazioni sono interpretate nel progetto urbanistico comunale? Infine, ma non ultimo, un altro aspetto che la sessione intende indagare è quello che potrebbe definirsi della medietà della pianificazione locale, nella osservazione e discussione di esperienze di piano capaci di mettere in evidenza innovazioni, opportunità e difficoltà nella ‘ordinarietà’ delle pratiche di pianificazione urbanistica alla scala locale. La sessione pone dunque al centro della riflessione lo stato dell’arte riguardo a modi, urgenze, criticità, innovazioni e resistenze nella costruzione e attuazione del piano urbanistico di scala locale. Se lo spostamento legislativo di attenzione, soprattutto a livello nazionale, verso la dimensione edilizia delle trasformazioni territoriali e la moltiplicazione dei dispositivi derogatori sono fattori che mettono in crisi il “fare urbanistica” oggi, questi stessi possono essere nondimeno intesi come la rappresentazione di un cambiamento, in cui il senso del piano urbanistico viene messo radicalmente in discussione da dinamiche sociali, economiche ed istituzionali profonde. Perché vi si possa contrapporre un altro diverso paradigma, questi sono elementi che sollecitano e reclamano esigenti riflessioni di rinnovamento disciplinare nel piano locale, pur nella consapevolezza che l’agire urbanistico non si esaurisce unicamente nel piano. --- Today, the municipal plan is affected by the paradoxical contradiction between the complexity of its content—which is intended to be increasingly comprehensive and integrated—and the scarcity of resources (not least human resources within the administration) and the uncertain timeline for its development, all while expectations are focused entirely on the short to medium term, driven by a push for elementary logic and oversimplification. Although rooted in the national institutional system and its various regional implementations (some of which are quite updated) the plan struggles to establish its necessary ordinariness and legitimacy required for the governance of the territory. Theoretically, urban planning today is expected to deliver increasingly sophisticated outcomes in response to the demands arising from various transitions, the call for spatial justice and equity (and thus, to some extent, a redistributive function), the definition and implementation of urban and territorial regeneration goals, and the preservation and promotion of heritage and environmental values. In actual fact, the fragmentation and sectoral trivialization of legislative measures, the increasingly frequent use of exception mechanisms, and the archaic yet aggressive return to a “construction-first” approach in territorial transformations seem to reduce the principle of spatial planning and governance to a mere formality. Yet the demands arising from social issues and originating at the local level, the urgency of the problems raised by various crises (environmental, social, and economic), along with the need to reorganize the administration’s planning efforts within coherent frameworks, often give rise to innovative approaches that open up new possibilities and offer fresh perspectives. This session therefore aims to highlight those cases where innovation in planning practices—whether or not prompted by the respective regional legislative framework (which can sometimes serve as the initial catalyst for innovation)—is fostering new and effective forms of urban planning. These include initiatives that experiment with increasingly necessary inter-municipal collaboration in planning practices. Local administrative fragmentation, which in some regional contexts takes on extreme proportions; the general demographic crisis, which must be accepted as a factual reality; the dynamics of the abandonment of peripheral areas, which require a broader perspective to address; the dramatic reduction in economic and, above all, human resources within public administrations—starting with small municipalities—and, on the other hand, the increasingly supra-local nature of the issues shaping the new urban and territorial agenda, all lend the experimentation with intermunicipal planning a perspective on urban planning that is increasingly relevant today. In this regard, the national situation is extremely varied, highlighting the gap between regions that have promoted and supported (including through incentives and financial aid) the development of intermunicipal plans, and others where the strategic urgency of this approach appears to be far from being a priority, even in the text of their respective urban planning laws. Another topic the session aims to address is the relationship between local planning and metropolitan planning in large cities. Major Italian metropolitan cities are currently updating—or have recently updated—their local municipal planning documents (Turin, Milan, Naples, Bologna) in a context where alignment with the metropolitan territorial plan appears increasingly unavoidable and necessary. What, then, are the implications for the local urban plan when it is developed within the context and framework defined by the metropolitan scale of urban development? How are these implications addressed in the municipal urban plan? Last but not least, another aspect the session aims to explore is what might be termed as “everyday local planning,” through the examination and discussion of planning initiatives that highlight innovations, opportunities, and challenges within the “ordinariness” of urban planning practices at the local level. The session therefore focuses on the current state of the art regarding approaches, urgencies, critical issues, innovations, and resistance in the development and implementation of local-scale urban planning. While the legislative shift, especially at the national level, toward the construction dimension of territorial transformations and the proliferation of exemptions are factors challenging urban planning today, these same factors can nevertheless be understood as representing a shift, in which the meaning of urban planning is being radically challenged by profound social, economic, and institutional dynamics. To counter this with a different paradigm, these elements prompt and demand exacting reflections on disciplinary renewal in local planning, while recognizing that urban planning action is not limited to the plan alone. Sessione 11 Casa e abitare: politiche pubbliche per la nuova questione abitativa Community Practices and Planning Coordinator: Casa e abitare: politiche pubbliche per la nuova questione abitativa Discussant: Alessandra Casu, Laura Pogliani Sessione 11 La casa è tornata ad essere un tema centrale del dibattito a causa di un’emergenza abitativa pressante. La questione costituisce da tempo un problema rilevante bensì un nodo strutturale che da tempo assume rilevanza economica, sociale e ambientale. Attualmente, la domanda di casa è espressa da parte di una fascia di popolazione sempre più articolata rispetto al passato, mentre la disponibilità di alloggi non è sufficiente a rispondere alla domanda, al netto di una contenuta disponibilità di casa a canoni calmierati e/o in regime ERP. Infatti, oltre alla “strutturale” area del disagio abitativo, anche estremo, che non viene sufficientemente intercettata con il modello di Edilizia Residenziale Pubblica (ERP), si è affiancata, una fascia crescente di popolazione che ha difficoltà ad accedere ad una casa in proprietà o in affitto ai prezzi di mercato, ma che non ha le caratteristiche per trovare risposta nel modello ERP. Il patrimonio residenziale pubblico disponibile è diminuito nei decenni a seguito di operazioni di riscatto da parte degli affittuari, alienazione ma anche sottoutilizzo e abbandono dovuto a mancata manutenzione, a scarse risorse economiche disponibili per gli interventi, ma anche alla cattiva gestione. L’investimento sulla casa si è progressivamente assottigliato a partire dalla metà degli anni ’90 a fronte di una domanda di investimento crescente. Le politiche pubbliche hanno condotto ad una progressiva segmentazione dell’intervento pubblico, distinguendo la casa pubblica in ERP e l’edilizia “affordable”, economicamente accessibile e variabilmente descritta come Housing Sociale, ERS, Social Housing con diverse combinazioni di partenariato pubblico-privato. Le implicazioni concrete di questa suddivisione emergono soprattutto quando le recenti politiche europee e nazionali rafforzano questa distinzione nella gestione di fondi futuri privilegiando un rafforzamento del settore affordable. Quest’ultimo è frequentemente caratterizzato da soluzioni a canone calmierato di durata limitata e da modelli fortemente dipendenti dalla sostenibilità finanziaria dei progetti che rischia di lasciare inevasa la domanda di casa per fasce di bisogno più fragile. In tale contesto, la spinta per la transizione energetica e l’efficientamente degli edifici, sebbene imprescindibile dal punto di vista ambientale, rischia di aumentare le diseguaglianze nell’accesso alla casa. Un ulteriore elemento cruciale riguarda il ruolo del regime dei suoli e della fiscalità immobiliare: le modalità di acquisizione, gestione e valorizzazione dei suoli incidono in modo diretto sulla capacità delle politiche pubbliche di produrre offerta abitativa a costi sostenibili, influenzando la localizzazione degli interventi, la loro fattibilità economica e l’effettiva accessibilità per gli abitanti. La domanda di casa impone, quindi, che la questione diventi e al più presto oggetto di attenzione da parte delle politiche urbane e urbanistiche, in quanto serve un ragionamento organico dalla casa alla città per costruire politiche nazionali non episodiche, che mettano in rete conoscenze, competenze, azioni, risorse e innovazioni, in grado di operare iniezioni di residenza sociale nelle operazioni di rigenerazione urbana. Le politiche abitative devono essere articolate, multi-scalari e multi-attoriali coinvolgendo i diversi soggetti pubblici, il mondo cooperativo, il privato sociale in genere, per trovare soluzioni abitative diverse che vanno dall’ERP alle più articolate forme di edilizia tali da intercettare una domanda estremamente mutata. La sessione si propone come un’occasione per discutere le diverse esperienze legate alla promozione di politiche sull’abitare e di strumenti messi in atto sul territorio nazionale, stimolati dalle seguenti domande: In che misura la segmentazione tra ERP e “affordable housing” sta ridefinendo le disuguaglianze nell’accesso alla casa nelle città contemporanee? E quali esperienze innovano in ottica universalistica? Quale è il ruolo del pubblico ai diversi livelli di governo del territorio in questo passaggio da una concezione redistributiva della casa a una concezione eminentemente economico-gestionale? Quali rischi e quali politiche di contrasto a questo passaggio? Quali modelli di governance multilivello risultano più efficaci nella gestione delle politiche abitative in contesti urbani complessi? In che misura il regime dei suoli e gli attuali strumenti di fiscalità urbana influenzano la capacità delle politiche pubbliche di garantire accessibilità abitativa come possono essere ripensati per contrastare le dinamiche di cattura della rendita fondiaria? Quali strumenti innovativi possono contribuire alla stabilizzazione del mercato dell’affitto privato in un’ottica di equità sociale? In che modo i processi di transizione energetica possono essere integrati nelle politiche abitative senza produrre effetti regressivi sull’accesso alla casa? Quali politiche e pratiche per rilanciare il riuso del patrimonio edilizio esistente nella riduzione del fabbisogno abitativo e nel contenimento del consumo di suolo? Come si configura un “patto per l’abitare” o un nuovo modello di politiche pubbliche in Italia che integri attori pubblici, privati e del terzo settore in modo strutturale e non episodico e non speculativo? Parole chiave: abitare; casa pubblica; politiche abitative --- Housing has surged to being a central topic of debate due to a pressing housing emergency. The issue has long been significant, indeed a structural challenge that has long taken on economic, social, and environmental relevance. Currently, the demand for housing is expressed by an increasingly diverse segment of the population compared to the past, while the availability of housing is not sufficient to meet this demand, aside from a limited availability of homes at regulated rents and/or in the ERP regime. In fact, in addition to the "structural" area of housing distress, even extreme, which is not sufficiently addressed by the Edilizia Residenziale Pubblica (ERP) model, there is a growing segment of the population that has difficulty accessing a home for ownership or rent at market prices, but does not meet the criteria to find a solution within the ERP model. The available public residential stock has decreased over the decades due to tenant buyouts, disposals, but also underutilisation and abandonment due to lack of maintenance, limited financial resources available for interventions, and poor management. Investment in housing has progressively faded since the mid-1990s despite a growing need for investment. Public policies have led to a progressive segmentation of public intervention, distinguishing public housing into ERP and "affordable" housing, economically accessible and variably described as Social Housing, Edilizia Residenziale Sociale (ERS), Housing Sociale with different combinations of public-private partnership. The concrete implications of this division emerge especially when recent European and national policies reinforce this distinction in the management of future funds, favouring a strengthening of the market-shaped affordable sector. The latter is frequently characterised by limited-duration rent-controlled solutions and models that are heavily dependent on the financial sustainability of the projects, which risks leaving the housing demand of more vulnerable groups unmet. In this context, the push for energy transition and building efficiency, although essential from an environmental standpoint, risks increasing inequalities in access to housing. Another crucial element concerns the role of land tenure and property taxation: land acquisition, management, and enhancement directly impact the ability of public policies to produce housing supply at sustainable costs, influencing the location of interventions, their economic feasibility, and the actual accessibility for residents. The demand for housing therefore requires that the issue be addressed as soon as possible by urban and urban planning policies, as an organic reasoning from the house to the city is needed to build non-episodic national policies that network knowledge, skills, actions, resources, and innovations capable of injecting social housing into urban regeneration operations. Housing policies must be articulated, multi-scalar, and multi-actor, involving various public entities, the cooperative sector, and the social private sector in general, to find diverse housing solutions ranging from ERP to more complex forms of construction capable of addressing an extremely changed demand. The session aims to provide an arena to discuss the various experiences related to the promotion of housing policies and the tools implemented at the national level, stimulated by the following questions: To what extent is the segmentation between ERP and "affordable housing" redefining inequalities in access to housing in contemporary cities? And which experiences are innovating from a universalistic perspective? What is the role of the public sector at the different levels of territorial governance in this transition from a redistributive conception of housing to an eminently economic-managerial conception? What risks and what counter-policies to this transition? Which multi-level governance models are most effective in managing housing policies in complex urban contexts? To what extent do land tenure systems and current urban fiscal tools influence the ability of public policies to ensure housing affordability, and how can they be rethought to counteract land rent capture dynamics? What innovative tools can contribute to the stabilisation of the private rental market with a view to social equity? How can energy transition processes be integrated into housing policies without producing regressive effects on access to housing? What policies and practices can be implemented to promote the reuse of existing building stock in reducing housing demand and containing land consumption? How is a "housing pact" or a new model of public policies in Italy configured to integrate public, private, and third sector actors in a structural, non-episodic, and non-speculative manner? Keywords: living; public housing; housing policies UNO, NESSUNO, MILLE PIANI Criticità e prospettive del piano urbanistico di scala locale ONE, NONE, A THOUSAND PLANS Challenges and Prospects of Local-Scale Urban Planning Coordinator: : Bertrando Bonfantini, Giampiero Lombardini Discussant: ---- Sessione 10 Il piano comunale sconta oggi la paradossale contraddizione tra la complessità dei suoi contenuti che si vorrebbero sempre più ampi e integrati, e le risorse scarse (a cominciare da quelle umane, nell’amministrazione) e i tempi incerti per la sua formazione, a fronte di aspettative che si proiettano invece tutte nel breve-medio termine secondo logiche di elementarità e ‘semplificazione’. Pur incardinato nel sistema istituzionale statale e nelle diverse declinazioni regionali (alcune molto aggiornate) il piano fatica a imporre la sua necessaria ordinarietà e legittimazione per il governo del territorio. In teoria, al piano urbanistico verrebbero oggi richieste prestazioni sempre più sofisticate, in risposta alla domanda espressa dalle diverse transizioni, dalla richiesta di giustizia ed equità spaziale (anche con una funzione, quindi, in qualche misura redistributiva), dalla definizione e implementazione di obiettivi di rigenerazione urbana e territoriale, dalla difesa e promozione dei valori patrimoniali ed ambientali. Nella realtà, la scomposizione e la banalizzazione settoriale dei provvedimenti legislativi, il ricorso sempre più frequente a meccanismi di deroga, l’arcaico ma aggressivo ritorno a una primazia ‘edilizia’ nelle trasformazioni territoriali paiono fare del principio di pianificazione e governo del territorio un mero richiamo formale. Eppure, le sollecitazioni che provengono dalle istanze sociali e originano dal territorio, l’urgenza delle questioni sollevate dalle diverse crisi (ambientali, sociali, economiche), la necessità di ricomporre in quadri coerenti l’azione amministrativa di gestione, tutela e valorizzazione del territorio, determinano spesso forme di innovazione negli strumenti, che descrivono possibilità e mostrano prospettive. La sessione intende, dunque, portare in evidenza quei casi dove l’innovazione nelle pratiche, sollecitata o meno dal quadro legislativo regionale di riferimento (e che può talora costituire il fattore innovativo iniziale di stimolo), sta alimentando nuove forme vitali di pianificazione urbanistica. Tra queste quelle relative alla sperimentazione di sempre più necessarie iniziative di intercomunalità nelle pratiche di pianificazione. La frammentazione amministrativa locale, che in alcuni contesti regionali assume caratteri parossistici, la generale crisi demografica da assumersi come condizione fattuale secondo un principio di realtà, le dinamiche dell’abbandono dei territori periferici il cui far fronte richiede un necessario sguardo allargato, il drammatico ridursi delle risorse economiche ma soprattutto umane nelle pubbliche amministrazioni, a cominciare dai piccoli comuni, e d’altra parte il carattere sempre più sovralocale dei temi che fanno la nuova agenda urbana e territoriale, assegnano alla sperimentazione delle pianificazione intercomunale una prospettiva del progetto urbanistico di sempre maggiore attualità. A questo proposito il panorama nazionale è estremamente variegato e marca la distanza tra regioni che hanno promosso e sostenuto (anche con forme di incentivazione e supporto finanziario) la formazione dei piani intercomunali, da altre in cui invece l’urgenza strategica di questa scelta appare lontana da una messa a fuoco, anche nei testi delle rispettive leggi urbanistiche. Un ulteriore tema che la sessione intende affrontare è rappresentato dal rapporto tra pianificazione locale e pianificazione metropolitana nelle grandi città. Importanti città metropolitane italiane stanno rinnovando o hanno rinnovato non da molto il loro strumento locale di pianificazione comunale (Torino, Milano, Napoli, Bologna) in una relazione col piano territoriale metropolitano che appare essere sempre più ineludibile e necessaria. Quali dunque le implicazioni per il piano urbanistico locale quando questo si elabora nel contesto e nella prospettiva dettata dalla dimensione metropolitana dei fenomeni insediativi? Come queste implicazioni sono interpretate nel progetto urbanistico comunale? Infine, ma non ultimo, un altro aspetto che la sessione intende indagare è quello che potrebbe definirsi della medietà della pianificazione locale, nella osservazione e discussione di esperienze di piano capaci di mettere in evidenza innovazioni, opportunità e difficoltà nella ‘ordinarietà’ delle pratiche di pianificazione urbanistica alla scala locale. La sessione pone dunque al centro della riflessione lo stato dell’arte riguardo a modi, urgenze, criticità, innovazioni e resistenze nella costruzione e attuazione del piano urbanistico di scala locale. Se lo spostamento legislativo di attenzione, soprattutto a livello nazionale, verso la dimensione edilizia delle trasformazioni territoriali e la moltiplicazione dei dispositivi derogatori sono fattori che mettono in crisi il “fare urbanistica” oggi, questi stessi possono essere nondimeno intesi come la rappresentazione di un cambiamento, in cui il senso del piano urbanistico viene messo radicalmente in discussione da dinamiche sociali, economiche ed istituzionali profonde. Perché vi si possa contrapporre un altro diverso paradigma, questi sono elementi che sollecitano e reclamano esigenti riflessioni di rinnovamento disciplinare nel piano locale, pur nella consapevolezza che l’agire urbanistico non si esaurisce unicamente nel piano. --- Today, the municipal plan is affected by the paradoxical contradiction between the complexity of its content—which is intended to be increasingly comprehensive and integrated—and the scarcity of resources (not least human resources within the administration) and the uncertain timeline for its development, all while expectations are focused entirely on the short to medium term, driven by a push for elementary logic and oversimplification. Although rooted in the national institutional system and its various regional implementations (some of which are quite updated) the plan struggles to establish its necessary ordinariness and legitimacy required for the governance of the territory. Theoretically, urban planning today is expected to deliver increasingly sophisticated outcomes in response to the demands arising from various transitions, the call for spatial justice and equity (and thus, to some extent, a redistributive function), the definition and implementation of urban and territorial regeneration goals, and the preservation and promotion of heritage and environmental values. In actual fact, the fragmentation and sectoral trivialization of legislative measures, the increasingly frequent use of exception mechanisms, and the archaic yet aggressive return to a “construction-first” approach in territorial transformations seem to reduce the principle of spatial planning and governance to a mere formality. Yet the demands arising from social issues and originating at the local level, the urgency of the problems raised by various crises (environmental, social, and economic), along with the need to reorganize the administration’s planning efforts within coherent frameworks, often give rise to innovative approaches that open up new possibilities and offer fresh perspectives. This session therefore aims to highlight those cases where innovation in planning practices—whether or not prompted by the respective regional legislative framework (which can sometimes serve as the initial catalyst for innovation)—is fostering new and effective forms of urban planning. These include initiatives that experiment with increasingly necessary inter-municipal collaboration in planning practices. Local administrative fragmentation, which in some regional contexts takes on extreme proportions; the general demographic crisis, which must be accepted as a factual reality; the dynamics of the abandonment of peripheral areas, which require a broader perspective to address; the dramatic reduction in economic and, above all, human resources within public administrations—starting with small municipalities—and, on the other hand, the increasingly supra-local nature of the issues shaping the new urban and territorial agenda, all lend the experimentation with intermunicipal planning a perspective on urban planning that is increasingly relevant today. In this regard, the national situation is extremely varied, highlighting the gap between regions that have promoted and supported (including through incentives and financial aid) the development of intermunicipal plans, and others where the strategic urgency of this approach appears to be far from being a priority, even in the text of their respective urban planning laws. Another topic the session aims to address is the relationship between local planning and metropolitan planning in large cities. Major Italian metropolitan cities are currently updating—or have recently updated—their local municipal planning documents (Turin, Milan, Naples, Bologna) in a context where alignment with the metropolitan territorial plan appears increasingly unavoidable and necessary. What, then, are the implications for the local urban plan when it is developed within the context and framework defined by the metropolitan scale of urban development? How are these implications addressed in the municipal urban plan? Last but not least, another aspect the session aims to explore is what might be termed as “everyday local planning,” through the examination and discussion of planning initiatives that highlight innovations, opportunities, and challenges within the “ordinariness” of urban planning practices at the local level. The session therefore focuses on the current state of the art regarding approaches, urgencies, critical issues, innovations, and resistance in the development and implementation of local-scale urban planning. While the legislative shift, especially at the national level, toward the construction dimension of territorial transformations and the proliferation of exemptions are factors challenging urban planning today, these same factors can nevertheless be understood as representing a shift, in which the meaning of urban planning is being radically challenged by profound social, economic, and institutional dynamics. To counter this with a different paradigm, these elements prompt and demand exacting reflections on disciplinary renewal in local planning, while recognizing that urban planning action is not limited to the plan alone. UNO, NESSUNO, MILLE PIANI Criticità e prospettive del piano urbanistico di scala locale ONE, NONE, A THOUSAND PLANS Challenges and Prospects of Local-Scale Urban Planning Coordinator: : Bertrando Bonfantini, Giampiero Lombardini Discussant: ---- Sessione 10 Il piano comunale sconta oggi la paradossale contraddizione tra la complessità dei suoi contenuti che si vorrebbero sempre più ampi e integrati, e le risorse scarse (a cominciare da quelle umane, nell’amministrazione) e i tempi incerti per la sua formazione, a fronte di aspettative che si proiettano invece tutte nel breve-medio termine secondo logiche di elementarità e ‘semplificazione’. Pur incardinato nel sistema istituzionale statale e nelle diverse declinazioni regionali (alcune molto aggiornate) il piano fatica a imporre la sua necessaria ordinarietà e legittimazione per il governo del territorio. In teoria, al piano urbanistico verrebbero oggi richieste prestazioni sempre più sofisticate, in risposta alla domanda espressa dalle diverse transizioni, dalla richiesta di giustizia ed equità spaziale (anche con una funzione, quindi, in qualche misura redistributiva), dalla definizione e implementazione di obiettivi di rigenerazione urbana e territoriale, dalla difesa e promozione dei valori patrimoniali ed ambientali. Nella realtà, la scomposizione e la banalizzazione settoriale dei provvedimenti legislativi, il ricorso sempre più frequente a meccanismi di deroga, l’arcaico ma aggressivo ritorno a una primazia ‘edilizia’ nelle trasformazioni territoriali paiono fare del principio di pianificazione e governo del territorio un mero richiamo formale. Eppure, le sollecitazioni che provengono dalle istanze sociali e originano dal territorio, l’urgenza delle questioni sollevate dalle diverse crisi (ambientali, sociali, economiche), la necessità di ricomporre in quadri coerenti l’azione amministrativa di gestione, tutela e valorizzazione del territorio, determinano spesso forme di innovazione negli strumenti, che descrivono possibilità e mostrano prospettive. La sessione intende, dunque, portare in evidenza quei casi dove l’innovazione nelle pratiche, sollecitata o meno dal quadro legislativo regionale di riferimento (e che può talora costituire il fattore innovativo iniziale di stimolo), sta alimentando nuove forme vitali di pianificazione urbanistica. Tra queste quelle relative alla sperimentazione di sempre più necessarie iniziative di intercomunalità nelle pratiche di pianificazione. La frammentazione amministrativa locale, che in alcuni contesti regionali assume caratteri parossistici, la generale crisi demografica da assumersi come condizione fattuale secondo un principio di realtà, le dinamiche dell’abbandono dei territori periferici il cui far fronte richiede un necessario sguardo allargato, il drammatico ridursi delle risorse economiche ma soprattutto umane nelle pubbliche amministrazioni, a cominciare dai piccoli comuni, e d’altra parte il carattere sempre più sovralocale dei temi che fanno la nuova agenda urbana e territoriale, assegnano alla sperimentazione delle pianificazione intercomunale una prospettiva del progetto urbanistico di sempre maggiore attualità. A questo proposito il panorama nazionale è estremamente variegato e marca la distanza tra regioni che hanno promosso e sostenuto (anche con forme di incentivazione e supporto finanziario) la formazione dei piani intercomunali, da altre in cui invece l’urgenza strategica di questa scelta appare lontana da una messa a fuoco, anche nei testi delle rispettive leggi urbanistiche. Un ulteriore tema che la sessione intende affrontare è rappresentato dal rapporto tra pianificazione locale e pianificazione metropolitana nelle grandi città. Importanti città metropolitane italiane stanno rinnovando o hanno rinnovato non da molto il loro strumento locale di pianificazione comunale (Torino, Milano, Napoli, Bologna) in una relazione col piano territoriale metropolitano che appare essere sempre più ineludibile e necessaria. Quali dunque le implicazioni per il piano urbanistico locale quando questo si elabora nel contesto e nella prospettiva dettata dalla dimensione metropolitana dei fenomeni insediativi? Come queste implicazioni sono interpretate nel progetto urbanistico comunale? Infine, ma non ultimo, un altro aspetto che la sessione intende indagare è quello che potrebbe definirsi della medietà della pianificazione locale, nella osservazione e discussione di esperienze di piano capaci di mettere in evidenza innovazioni, opportunità e difficoltà nella ‘ordinarietà’ delle pratiche di pianificazione urbanistica alla scala locale. La sessione pone dunque al centro della riflessione lo stato dell’arte riguardo a modi, urgenze, criticità, innovazioni e resistenze nella costruzione e attuazione del piano urbanistico di scala locale. Se lo spostamento legislativo di attenzione, soprattutto a livello nazionale, verso la dimensione edilizia delle trasformazioni territoriali e la moltiplicazione dei dispositivi derogatori sono fattori che mettono in crisi il “fare urbanistica” oggi, questi stessi possono essere nondimeno intesi come la rappresentazione di un cambiamento, in cui il senso del piano urbanistico viene messo radicalmente in discussione da dinamiche sociali, economiche ed istituzionali profonde. Perché vi si possa contrapporre un altro diverso paradigma, questi sono elementi che sollecitano e reclamano esigenti riflessioni di rinnovamento disciplinare nel piano locale, pur nella consapevolezza che l’agire urbanistico non si esaurisce unicamente nel piano. --- Today, the municipal plan is affected by the paradoxical contradiction between the complexity of its content—which is intended to be increasingly comprehensive and integrated—and the scarcity of resources (not least human resources within the administration) and the uncertain timeline for its development, all while expectations are focused entirely on the short to medium term, driven by a push for elementary logic and oversimplification. Although rooted in the national institutional system and its various regional implementations (some of which are quite updated) the plan struggles to establish its necessary ordinariness and legitimacy required for the governance of the territory. Theoretically, urban planning today is expected to deliver increasingly sophisticated outcomes in response to the demands arising from various transitions, the call for spatial justice and equity (and thus, to some extent, a redistributive function), the definition and implementation of urban and territorial regeneration goals, and the preservation and promotion of heritage and environmental values. In actual fact, the fragmentation and sectoral trivialization of legislative measures, the increasingly frequent use of exception mechanisms, and the archaic yet aggressive return to a “construction-first” approach in territorial transformations seem to reduce the principle of spatial planning and governance to a mere formality. Yet the demands arising from social issues and originating at the local level, the urgency of the problems raised by various crises (environmental, social, and economic), along with the need to reorganize the administration’s planning efforts within coherent frameworks, often give rise to innovative approaches that open up new possibilities and offer fresh perspectives. This session therefore aims to highlight those cases where innovation in planning practices—whether or not prompted by the respective regional legislative framework (which can sometimes serve as the initial catalyst for innovation)—is fostering new and effective forms of urban planning. These include initiatives that experiment with increasingly necessary inter-municipal collaboration in planning practices. Local administrative fragmentation, which in some regional contexts takes on extreme proportions; the general demographic crisis, which must be accepted as a factual reality; the dynamics of the abandonment of peripheral areas, which require a broader perspective to address; the dramatic reduction in economic and, above all, human resources within public administrations—starting with small municipalities—and, on the other hand, the increasingly supra-local nature of the issues shaping the new urban and territorial agenda, all lend the experimentation with intermunicipal planning a perspective on urban planning that is increasingly relevant today. In this regard, the national situation is extremely varied, highlighting the gap between regions that have promoted and supported (including through incentives and financial aid) the development of intermunicipal plans, and others where the strategic urgency of this approach appears to be far from being a priority, even in the text of their respective urban planning laws. Another topic the session aims to address is the relationship between local planning and metropolitan planning in large cities. Major Italian metropolitan cities are currently updating—or have recently updated—their local municipal planning documents (Turin, Milan, Naples, Bologna) in a context where alignment with the metropolitan territorial plan appears increasingly unavoidable and necessary. What, then, are the implications for the local urban plan when it is developed within the context and framework defined by the metropolitan scale of urban development? How are these implications addressed in the municipal urban plan? Last but not least, another aspect the session aims to explore is what might be termed as “everyday local planning,” through the examination and discussion of planning initiatives that highlight innovations, opportunities, and challenges within the “ordinariness” of urban planning practices at the local level. The session therefore focuses on the current state of the art regarding approaches, urgencies, critical issues, innovations, and resistance in the development and implementation of local-scale urban planning. While the legislative shift, especially at the national level, toward the construction dimension of territorial transformations and the proliferation of exemptions are factors challenging urban planning today, these same factors can nevertheless be understood as representing a shift, in which the meaning of urban planning is being radically challenged by profound social, economic, and institutional dynamics. To counter this with a different paradigm, these elements prompt and demand exacting reflections on disciplinary renewal in local planning, while recognizing that urban planning action is not limited to the plan alone. UNO, NESSUNO, MILLE PIANI Criticità e prospettive del piano urbanistico di scala locale ONE, NONE, A THOUSAND PLANS Challenges and Prospects of Local-Scale Urban Planning Coordinator: : Bertrando Bonfantini, Giampiero Lombardini Discussant: ---- Sessione 10 Il piano comunale sconta oggi la paradossale contraddizione tra la complessità dei suoi contenuti che si vorrebbero sempre più ampi e integrati, e le risorse scarse (a cominciare da quelle umane, nell’amministrazione) e i tempi incerti per la sua formazione, a fronte di aspettative che si proiettano invece tutte nel breve-medio termine secondo logiche di elementarità e ‘semplificazione’. Pur incardinato nel sistema istituzionale statale e nelle diverse declinazioni regionali (alcune molto aggiornate) il piano fatica a imporre la sua necessaria ordinarietà e legittimazione per il governo del territorio. In teoria, al piano urbanistico verrebbero oggi richieste prestazioni sempre più sofisticate, in risposta alla domanda espressa dalle diverse transizioni, dalla richiesta di giustizia ed equità spaziale (anche con una funzione, quindi, in qualche misura redistributiva), dalla definizione e implementazione di obiettivi di rigenerazione urbana e territoriale, dalla difesa e promozione dei valori patrimoniali ed ambientali. Nella realtà, la scomposizione e la banalizzazione settoriale dei provvedimenti legislativi, il ricorso sempre più frequente a meccanismi di deroga, l’arcaico ma aggressivo ritorno a una primazia ‘edilizia’ nelle trasformazioni territoriali paiono fare del principio di pianificazione e governo del territorio un mero richiamo formale. Eppure, le sollecitazioni che provengono dalle istanze sociali e originano dal territorio, l’urgenza delle questioni sollevate dalle diverse crisi (ambientali, sociali, economiche), la necessità di ricomporre in quadri coerenti l’azione amministrativa di gestione, tutela e valorizzazione del territorio, determinano spesso forme di innovazione negli strumenti, che descrivono possibilità e mostrano prospettive. La sessione intende, dunque, portare in evidenza quei casi dove l’innovazione nelle pratiche, sollecitata o meno dal quadro legislativo regionale di riferimento (e che può talora costituire il fattore innovativo iniziale di stimolo), sta alimentando nuove forme vitali di pianificazione urbanistica. Tra queste quelle relative alla sperimentazione di sempre più necessarie iniziative di intercomunalità nelle pratiche di pianificazione. La frammentazione amministrativa locale, che in alcuni contesti regionali assume caratteri parossistici, la generale crisi demografica da assumersi come condizione fattuale secondo un principio di realtà, le dinamiche dell’abbandono dei territori periferici il cui far fronte richiede un necessario sguardo allargato, il drammatico ridursi delle risorse economiche ma soprattutto umane nelle pubbliche amministrazioni, a cominciare dai piccoli comuni, e d’altra parte il carattere sempre più sovralocale dei temi che fanno la nuova agenda urbana e territoriale, assegnano alla sperimentazione delle pianificazione intercomunale una prospettiva del progetto urbanistico di sempre maggiore attualità. A questo proposito il panorama nazionale è estremamente variegato e marca la distanza tra regioni che hanno promosso e sostenuto (anche con forme di incentivazione e supporto finanziario) la formazione dei piani intercomunali, da altre in cui invece l’urgenza strategica di questa scelta appare lontana da una messa a fuoco, anche nei testi delle rispettive leggi urbanistiche. Un ulteriore tema che la sessione intende affrontare è rappresentato dal rapporto tra pianificazione locale e pianificazione metropolitana nelle grandi città. Importanti città metropolitane italiane stanno rinnovando o hanno rinnovato non da molto il loro strumento locale di pianificazione comunale (Torino, Milano, Napoli, Bologna) in una relazione col piano territoriale metropolitano che appare essere sempre più ineludibile e necessaria. Quali dunque le implicazioni per il piano urbanistico locale quando questo si elabora nel contesto e nella prospettiva dettata dalla dimensione metropolitana dei fenomeni insediativi? Come queste implicazioni sono interpretate nel progetto urbanistico comunale? Infine, ma non ultimo, un altro aspetto che la sessione intende indagare è quello che potrebbe definirsi della medietà della pianificazione locale, nella osservazione e discussione di esperienze di piano capaci di mettere in evidenza innovazioni, opportunità e difficoltà nella ‘ordinarietà’ delle pratiche di pianificazione urbanistica alla scala locale. La sessione pone dunque al centro della riflessione lo stato dell’arte riguardo a modi, urgenze, criticità, innovazioni e resistenze nella costruzione e attuazione del piano urbanistico di scala locale. Se lo spostamento legislativo di attenzione, soprattutto a livello nazionale, verso la dimensione edilizia delle trasformazioni territoriali e la moltiplicazione dei dispositivi derogatori sono fattori che mettono in crisi il “fare urbanistica” oggi, questi stessi possono essere nondimeno intesi come la rappresentazione di un cambiamento, in cui il senso del piano urbanistico viene messo radicalmente in discussione da dinamiche sociali, economiche ed istituzionali profonde. Perché vi si possa contrapporre un altro diverso paradigma, questi sono elementi che sollecitano e reclamano esigenti riflessioni di rinnovamento disciplinare nel piano locale, pur nella consapevolezza che l’agire urbanistico non si esaurisce unicamente nel piano. --- Today, the municipal plan is affected by the paradoxical contradiction between the complexity of its content—which is intended to be increasingly comprehensive and integrated—and the scarcity of resources (not least human resources within the administration) and the uncertain timeline for its development, all while expectations are focused entirely on the short to medium term, driven by a push for elementary logic and oversimplification. Although rooted in the national institutional system and its various regional implementations (some of which are quite updated) the plan struggles to establish its necessary ordinariness and legitimacy required for the governance of the territory. Theoretically, urban planning today is expected to deliver increasingly sophisticated outcomes in response to the demands arising from various transitions, the call for spatial justice and equity (and thus, to some extent, a redistributive function), the definition and implementation of urban and territorial regeneration goals, and the preservation and promotion of heritage and environmental values. In actual fact, the fragmentation and sectoral trivialization of legislative measures, the increasingly frequent use of exception mechanisms, and the archaic yet aggressive return to a “construction-first” approach in territorial transformations seem to reduce the principle of spatial planning and governance to a mere formality. Yet the demands arising from social issues and originating at the local level, the urgency of the problems raised by various crises (environmental, social, and economic), along with the need to reorganize the administration’s planning efforts within coherent frameworks, often give rise to innovative approaches that open up new possibilities and offer fresh perspectives. This session therefore aims to highlight those cases where innovation in planning practices—whether or not prompted by the respective regional legislative framework (which can sometimes serve as the initial catalyst for innovation)—is fostering new and effective forms of urban planning. These include initiatives that experiment with increasingly necessary inter-municipal collaboration in planning practices. Local administrative fragmentation, which in some regional contexts takes on extreme proportions; the general demographic crisis, which must be accepted as a factual reality; the dynamics of the abandonment of peripheral areas, which require a broader perspective to address; the dramatic reduction in economic and, above all, human resources within public administrations—starting with small municipalities—and, on the other hand, the increasingly supra-local nature of the issues shaping the new urban and territorial agenda, all lend the experimentation with intermunicipal planning a perspective on urban planning that is increasingly relevant today. In this regard, the national situation is extremely varied, highlighting the gap between regions that have promoted and supported (including through incentives and financial aid) the development of intermunicipal plans, and others where the strategic urgency of this approach appears to be far from being a priority, even in the text of their respective urban planning laws. Another topic the session aims to address is the relationship between local planning and metropolitan planning in large cities. Major Italian metropolitan cities are currently updating—or have recently updated—their local municipal planning documents (Turin, Milan, Naples, Bologna) in a context where alignment with the metropolitan territorial plan appears increasingly unavoidable and necessary. What, then, are the implications for the local urban plan when it is developed within the context and framework defined by the metropolitan scale of urban development? How are these implications addressed in the municipal urban plan? Last but not least, another aspect the session aims to explore is what might be termed as “everyday local planning,” through the examination and discussion of planning initiatives that highlight innovations, opportunities, and challenges within the “ordinariness” of urban planning practices at the local level. The session therefore focuses on the current state of the art regarding approaches, urgencies, critical issues, innovations, and resistance in the development and implementation of local-scale urban planning. While the legislative shift, especially at the national level, toward the construction dimension of territorial transformations and the proliferation of exemptions are factors challenging urban planning today, these same factors can nevertheless be understood as representing a shift, in which the meaning of urban planning is being radically challenged by profound social, economic, and institutional dynamics. To counter this with a different paradigm, these elements prompt and demand exacting reflections on disciplinary renewal in local planning, while recognizing that urban planning action is not limited to the plan alone. UNO, NESSUNO, MILLE PIANI Criticità e prospettive del piano urbanistico di scala locale ONE, NONE, A THOUSAND PLANS Challenges and Prospects of Local-Scale Urban Planning Coordinator: : Bertrando Bonfantini, Giampiero Lombardini Discussant: ---- Sessione 10 Il piano comunale sconta oggi la paradossale contraddizione tra la complessità dei suoi contenuti che si vorrebbero sempre più ampi e integrati, e le risorse scarse (a cominciare da quelle umane, nell’amministrazione) e i tempi incerti per la sua formazione, a fronte di aspettative che si proiettano invece tutte nel breve-medio termine secondo logiche di elementarità e ‘semplificazione’. Pur incardinato nel sistema istituzionale statale e nelle diverse declinazioni regionali (alcune molto aggiornate) il piano fatica a imporre la sua necessaria ordinarietà e legittimazione per il governo del territorio. In teoria, al piano urbanistico verrebbero oggi richieste prestazioni sempre più sofisticate, in risposta alla domanda espressa dalle diverse transizioni, dalla richiesta di giustizia ed equità spaziale (anche con una funzione, quindi, in qualche misura redistributiva), dalla definizione e implementazione di obiettivi di rigenerazione urbana e territoriale, dalla difesa e promozione dei valori patrimoniali ed ambientali. Nella realtà, la scomposizione e la banalizzazione settoriale dei provvedimenti legislativi, il ricorso sempre più frequente a meccanismi di deroga, l’arcaico ma aggressivo ritorno a una primazia ‘edilizia’ nelle trasformazioni territoriali paiono fare del principio di pianificazione e governo del territorio un mero richiamo formale. Eppure, le sollecitazioni che provengono dalle istanze sociali e originano dal territorio, l’urgenza delle questioni sollevate dalle diverse crisi (ambientali, sociali, economiche), la necessità di ricomporre in quadri coerenti l’azione amministrativa di gestione, tutela e valorizzazione del territorio, determinano spesso forme di innovazione negli strumenti, che descrivono possibilità e mostrano prospettive. La sessione intende, dunque, portare in evidenza quei casi dove l’innovazione nelle pratiche, sollecitata o meno dal quadro legislativo regionale di riferimento (e che può talora costituire il fattore innovativo iniziale di stimolo), sta alimentando nuove forme vitali di pianificazione urbanistica. Tra queste quelle relative alla sperimentazione di sempre più necessarie iniziative di intercomunalità nelle pratiche di pianificazione. La frammentazione amministrativa locale, che in alcuni contesti regionali assume caratteri parossistici, la generale crisi demografica da assumersi come condizione fattuale secondo un principio di realtà, le dinamiche dell’abbandono dei territori periferici il cui far fronte richiede un necessario sguardo allargato, il drammatico ridursi delle risorse economiche ma soprattutto umane nelle pubbliche amministrazioni, a cominciare dai piccoli comuni, e d’altra parte il carattere sempre più sovralocale dei temi che fanno la nuova agenda urbana e territoriale, assegnano alla sperimentazione delle pianificazione intercomunale una prospettiva del progetto urbanistico di sempre maggiore attualità. A questo proposito il panorama nazionale è estremamente variegato e marca la distanza tra regioni che hanno promosso e sostenuto (anche con forme di incentivazione e supporto finanziario) la formazione dei piani intercomunali, da altre in cui invece l’urgenza strategica di questa scelta appare lontana da una messa a fuoco, anche nei testi delle rispettive leggi urbanistiche. Un ulteriore tema che la sessione intende affrontare è rappresentato dal rapporto tra pianificazione locale e pianificazione metropolitana nelle grandi città. Importanti città metropolitane italiane stanno rinnovando o hanno rinnovato non da molto il loro strumento locale di pianificazione comunale (Torino, Milano, Napoli, Bologna) in una relazione col piano territoriale metropolitano che appare essere sempre più ineludibile e necessaria. Quali dunque le implicazioni per il piano urbanistico locale quando questo si elabora nel contesto e nella prospettiva dettata dalla dimensione metropolitana dei fenomeni insediativi? Come queste implicazioni sono interpretate nel progetto urbanistico comunale? Infine, ma non ultimo, un altro aspetto che la sessione intende indagare è quello che potrebbe definirsi della medietà della pianificazione locale, nella osservazione e discussione di esperienze di piano capaci di mettere in evidenza innovazioni, opportunità e difficoltà nella ‘ordinarietà’ delle pratiche di pianificazione urbanistica alla scala locale. La sessione pone dunque al centro della riflessione lo stato dell’arte riguardo a modi, urgenze, criticità, innovazioni e resistenze nella costruzione e attuazione del piano urbanistico di scala locale. Se lo spostamento legislativo di attenzione, soprattutto a livello nazionale, verso la dimensione edilizia delle trasformazioni territoriali e la moltiplicazione dei dispositivi derogatori sono fattori che mettono in crisi il “fare urbanistica” oggi, questi stessi possono essere nondimeno intesi come la rappresentazione di un cambiamento, in cui il senso del piano urbanistico viene messo radicalmente in discussione da dinamiche sociali, economiche ed istituzionali profonde. Perché vi si possa contrapporre un altro diverso paradigma, questi sono elementi che sollecitano e reclamano esigenti riflessioni di rinnovamento disciplinare nel piano locale, pur nella consapevolezza che l’agire urbanistico non si esaurisce unicamente nel piano. --- Today, the municipal plan is affected by the paradoxical contradiction between the complexity of its content—which is intended to be increasingly comprehensive and integrated—and the scarcity of resources (not least human resources within the administration) and the uncertain timeline for its development, all while expectations are focused entirely on the short to medium term, driven by a push for elementary logic and oversimplification. Although rooted in the national institutional system and its various regional implementations (some of which are quite updated) the plan struggles to establish its necessary ordinariness and legitimacy required for the governance of the territory. Theoretically, urban planning today is expected to deliver increasingly sophisticated outcomes in response to the demands arising from various transitions, the call for spatial justice and equity (and thus, to some extent, a redistributive function), the definition and implementation of urban and territorial regeneration goals, and the preservation and promotion of heritage and environmental values. In actual fact, the fragmentation and sectoral trivialization of legislative measures, the increasingly frequent use of exception mechanisms, and the archaic yet aggressive return to a “construction-first” approach in territorial transformations seem to reduce the principle of spatial planning and governance to a mere formality. Yet the demands arising from social issues and originating at the local level, the urgency of the problems raised by various crises (environmental, social, and economic), along with the need to reorganize the administration’s planning efforts within coherent frameworks, often give rise to innovative approaches that open up new possibilities and offer fresh perspectives. This session therefore aims to highlight those cases where innovation in planning practices—whether or not prompted by the respective regional legislative framework (which can sometimes serve as the initial catalyst for innovation)—is fostering new and effective forms of urban planning. These include initiatives that experiment with increasingly necessary inter-municipal collaboration in planning practices. Local administrative fragmentation, which in some regional contexts takes on extreme proportions; the general demographic crisis, which must be accepted as a factual reality; the dynamics of the abandonment of peripheral areas, which require a broader perspective to address; the dramatic reduction in economic and, above all, human resources within public administrations—starting with small municipalities—and, on the other hand, the increasingly supra-local nature of the issues shaping the new urban and territorial agenda, all lend the experimentation with intermunicipal planning a perspective on urban planning that is increasingly relevant today. In this regard, the national situation is extremely varied, highlighting the gap between regions that have promoted and supported (including through incentives and financial aid) the development of intermunicipal plans, and others where the strategic urgency of this approach appears to be far from being a priority, even in the text of their respective urban planning laws. Another topic the session aims to address is the relationship between local planning and metropolitan planning in large cities. Major Italian metropolitan cities are currently updating—or have recently updated—their local municipal planning documents (Turin, Milan, Naples, Bologna) in a context where alignment with the metropolitan territorial plan appears increasingly unavoidable and necessary. What, then, are the implications for the local urban plan when it is developed within the context and framework defined by the metropolitan scale of urban development? How are these implications addressed in the municipal urban plan? Last but not least, another aspect the session aims to explore is what might be termed as “everyday local planning,” through the examination and discussion of planning initiatives that highlight innovations, opportunities, and challenges within the “ordinariness” of urban planning practices at the local level. The session therefore focuses on the current state of the art regarding approaches, urgencies, critical issues, innovations, and resistance in the development and implementation of local-scale urban planning. While the legislative shift, especially at the national level, toward the construction dimension of territorial transformations and the proliferation of exemptions are factors challenging urban planning today, these same factors can nevertheless be understood as representing a shift, in which the meaning of urban planning is being radically challenged by profound social, economic, and institutional dynamics. To counter this with a different paradigm, these elements prompt and demand exacting reflections on disciplinary renewal in local planning, while recognizing that urban planning action is not limited to the plan alone. UNO, NESSUNO, MILLE PIANI Criticità e prospettive del piano urbanistico di scala locale ONE, NONE, A THOUSAND PLANS Challenges and Prospects of Local-Scale Urban Planning Coordinator: : Bertrando Bonfantini, Giampiero Lombardini Discussant: ---- Sessione 10 Il piano comunale sconta oggi la paradossale contraddizione tra la complessità dei suoi contenuti che si vorrebbero sempre più ampi e integrati, e le risorse scarse (a cominciare da quelle umane, nell’amministrazione) e i tempi incerti per la sua formazione, a fronte di aspettative che si proiettano invece tutte nel breve-medio termine secondo logiche di elementarità e ‘semplificazione’. Pur incardinato nel sistema istituzionale statale e nelle diverse declinazioni regionali (alcune molto aggiornate) il piano fatica a imporre la sua necessaria ordinarietà e legittimazione per il governo del territorio. In teoria, al piano urbanistico verrebbero oggi richieste prestazioni sempre più sofisticate, in risposta alla domanda espressa dalle diverse transizioni, dalla richiesta di giustizia ed equità spaziale (anche con una funzione, quindi, in qualche misura redistributiva), dalla definizione e implementazione di obiettivi di rigenerazione urbana e territoriale, dalla difesa e promozione dei valori patrimoniali ed ambientali. Nella realtà, la scomposizione e la banalizzazione settoriale dei provvedimenti legislativi, il ricorso sempre più frequente a meccanismi di deroga, l’arcaico ma aggressivo ritorno a una primazia ‘edilizia’ nelle trasformazioni territoriali paiono fare del principio di pianificazione e governo del territorio un mero richiamo formale. Eppure, le sollecitazioni che provengono dalle istanze sociali e originano dal territorio, l’urgenza delle questioni sollevate dalle diverse crisi (ambientali, sociali, economiche), la necessità di ricomporre in quadri coerenti l’azione amministrativa di gestione, tutela e valorizzazione del territorio, determinano spesso forme di innovazione negli strumenti, che descrivono possibilità e mostrano prospettive. La sessione intende, dunque, portare in evidenza quei casi dove l’innovazione nelle pratiche, sollecitata o meno dal quadro legislativo regionale di riferimento (e che può talora costituire il fattore innovativo iniziale di stimolo), sta alimentando nuove forme vitali di pianificazione urbanistica. Tra queste quelle relative alla sperimentazione di sempre più necessarie iniziative di intercomunalità nelle pratiche di pianificazione. La frammentazione amministrativa locale, che in alcuni contesti regionali assume caratteri parossistici, la generale crisi demografica da assumersi come condizione fattuale secondo un principio di realtà, le dinamiche dell’abbandono dei territori periferici il cui far fronte richiede un necessario sguardo allargato, il drammatico ridursi delle risorse economiche ma soprattutto umane nelle pubbliche amministrazioni, a cominciare dai piccoli comuni, e d’altra parte il carattere sempre più sovralocale dei temi che fanno la nuova agenda urbana e territoriale, assegnano alla sperimentazione delle pianificazione intercomunale una prospettiva del progetto urbanistico di sempre maggiore attualità. A questo proposito il panorama nazionale è estremamente variegato e marca la distanza tra regioni che hanno promosso e sostenuto (anche con forme di incentivazione e supporto finanziario) la formazione dei piani intercomunali, da altre in cui invece l’urgenza strategica di questa scelta appare lontana da una messa a fuoco, anche nei testi delle rispettive leggi urbanistiche. Un ulteriore tema che la sessione intende affrontare è rappresentato dal rapporto tra pianificazione locale e pianificazione metropolitana nelle grandi città. Importanti città metropolitane italiane stanno rinnovando o hanno rinnovato non da molto il loro strumento locale di pianificazione comunale (Torino, Milano, Napoli, Bologna) in una relazione col piano territoriale metropolitano che appare essere sempre più ineludibile e necessaria. Quali dunque le implicazioni per il piano urbanistico locale quando questo si elabora nel contesto e nella prospettiva dettata dalla dimensione metropolitana dei fenomeni insediativi? Come queste implicazioni sono interpretate nel progetto urbanistico comunale? Infine, ma non ultimo, un altro aspetto che la sessione intende indagare è quello che potrebbe definirsi della medietà della pianificazione locale, nella osservazione e discussione di esperienze di piano capaci di mettere in evidenza innovazioni, opportunità e difficoltà nella ‘ordinarietà’ delle pratiche di pianificazione urbanistica alla scala locale. La sessione pone dunque al centro della riflessione lo stato dell’arte riguardo a modi, urgenze, criticità, innovazioni e resistenze nella costruzione e attuazione del piano urbanistico di scala locale. Se lo spostamento legislativo di attenzione, soprattutto a livello nazionale, verso la dimensione edilizia delle trasformazioni territoriali e la moltiplicazione dei dispositivi derogatori sono fattori che mettono in crisi il “fare urbanistica” oggi, questi stessi possono essere nondimeno intesi come la rappresentazione di un cambiamento, in cui il senso del piano urbanistico viene messo radicalmente in discussione da dinamiche sociali, economiche ed istituzionali profonde. Perché vi si possa contrapporre un altro diverso paradigma, questi sono elementi che sollecitano e reclamano esigenti riflessioni di rinnovamento disciplinare nel piano locale, pur nella consapevolezza che l’agire urbanistico non si esaurisce unicamente nel piano. --- Today, the municipal plan is affected by the paradoxical contradiction between the complexity of its content—which is intended to be increasingly comprehensive and integrated—and the scarcity of resources (not least human resources within the administration) and the uncertain timeline for its development, all while expectations are focused entirely on the short to medium term, driven by a push for elementary logic and oversimplification. Although rooted in the national institutional system and its various regional implementations (some of which are quite updated) the plan struggles to establish its necessary ordinariness and legitimacy required for the governance of the territory. Theoretically, urban planning today is expected to deliver increasingly sophisticated outcomes in response to the demands arising from various transitions, the call for spatial justice and equity (and thus, to some extent, a redistributive function), the definition and implementation of urban and territorial regeneration goals, and the preservation and promotion of heritage and environmental values. In actual fact, the fragmentation and sectoral trivialization of legislative measures, the increasingly frequent use of exception mechanisms, and the archaic yet aggressive return to a “construction-first” approach in territorial transformations seem to reduce the principle of spatial planning and governance to a mere formality. Yet the demands arising from social issues and originating at the local level, the urgency of the problems raised by various crises (environmental, social, and economic), along with the need to reorganize the administration’s planning efforts within coherent frameworks, often give rise to innovative approaches that open up new possibilities and offer fresh perspectives. This session therefore aims to highlight those cases where innovation in planning practices—whether or not prompted by the respective regional legislative framework (which can sometimes serve as the initial catalyst for innovation)—is fostering new and effective forms of urban planning. These include initiatives that experiment with increasingly necessary inter-municipal collaboration in planning practices. Local administrative fragmentation, which in some regional contexts takes on extreme proportions; the general demographic crisis, which must be accepted as a factual reality; the dynamics of the abandonment of peripheral areas, which require a broader perspective to address; the dramatic reduction in economic and, above all, human resources within public administrations—starting with small municipalities—and, on the other hand, the increasingly supra-local nature of the issues shaping the new urban and territorial agenda, all lend the experimentation with intermunicipal planning a perspective on urban planning that is increasingly relevant today. In this regard, the national situation is extremely varied, highlighting the gap between regions that have promoted and supported (including through incentives and financial aid) the development of intermunicipal plans, and others where the strategic urgency of this approach appears to be far from being a priority, even in the text of their respective urban planning laws. Another topic the session aims to address is the relationship between local planning and metropolitan planning in large cities. Major Italian metropolitan cities are currently updating—or have recently updated—their local municipal planning documents (Turin, Milan, Naples, Bologna) in a context where alignment with the metropolitan territorial plan appears increasingly unavoidable and necessary. What, then, are the implications for the local urban plan when it is developed within the context and framework defined by the metropolitan scale of urban development? How are these implications addressed in the municipal urban plan? Last but not least, another aspect the session aims to explore is what might be termed as “everyday local planning,” through the examination and discussion of planning initiatives that highlight innovations, opportunities, and challenges within the “ordinariness” of urban planning practices at the local level. The session therefore focuses on the current state of the art regarding approaches, urgencies, critical issues, innovations, and resistance in the development and implementation of local-scale urban planning. While the legislative shift, especially at the national level, toward the construction dimension of territorial transformations and the proliferation of exemptions are factors challenging urban planning today, these same factors can nevertheless be understood as representing a shift, in which the meaning of urban planning is being radically challenged by profound social, economic, and institutional dynamics. To counter this with a different paradigm, these elements prompt and demand exacting reflections on disciplinary renewal in local planning, while recognizing that urban planning action is not limited to the plan alone. UNO, NESSUNO, MILLE PIANI Criticità e prospettive del piano urbanistico di scala locale ONE, NONE, A THOUSAND PLANS Challenges and Prospects of Local-Scale Urban Planning Coordinator: : Bertrando Bonfantini, Giampiero Lombardini Discussant: ---- Sessione 10 Il piano comunale sconta oggi la paradossale contraddizione tra la complessità dei suoi contenuti che si vorrebbero sempre più ampi e integrati, e le risorse scarse (a cominciare da quelle umane, nell’amministrazione) e i tempi incerti per la sua formazione, a fronte di aspettative che si proiettano invece tutte nel breve-medio termine secondo logiche di elementarità e ‘semplificazione’. Pur incardinato nel sistema istituzionale statale e nelle diverse declinazioni regionali (alcune molto aggiornate) il piano fatica a imporre la sua necessaria ordinarietà e legittimazione per il governo del territorio. In teoria, al piano urbanistico verrebbero oggi richieste prestazioni sempre più sofisticate, in risposta alla domanda espressa dalle diverse transizioni, dalla richiesta di giustizia ed equità spaziale (anche con una funzione, quindi, in qualche misura redistributiva), dalla definizione e implementazione di obiettivi di rigenerazione urbana e territoriale, dalla difesa e promozione dei valori patrimoniali ed ambientali. Nella realtà, la scomposizione e la banalizzazione settoriale dei provvedimenti legislativi, il ricorso sempre più frequente a meccanismi di deroga, l’arcaico ma aggressivo ritorno a una primazia ‘edilizia’ nelle trasformazioni territoriali paiono fare del principio di pianificazione e governo del territorio un mero richiamo formale. Eppure, le sollecitazioni che provengono dalle istanze sociali e originano dal territorio, l’urgenza delle questioni sollevate dalle diverse crisi (ambientali, sociali, economiche), la necessità di ricomporre in quadri coerenti l’azione amministrativa di gestione, tutela e valorizzazione del territorio, determinano spesso forme di innovazione negli strumenti, che descrivono possibilità e mostrano prospettive. La sessione intende, dunque, portare in evidenza quei casi dove l’innovazione nelle pratiche, sollecitata o meno dal quadro legislativo regionale di riferimento (e che può talora costituire il fattore innovativo iniziale di stimolo), sta alimentando nuove forme vitali di pianificazione urbanistica. Tra queste quelle relative alla sperimentazione di sempre più necessarie iniziative di intercomunalità nelle pratiche di pianificazione. La frammentazione amministrativa locale, che in alcuni contesti regionali assume caratteri parossistici, la generale crisi demografica da assumersi come condizione fattuale secondo un principio di realtà, le dinamiche dell’abbandono dei territori periferici il cui far fronte richiede un necessario sguardo allargato, il drammatico ridursi delle risorse economiche ma soprattutto umane nelle pubbliche amministrazioni, a cominciare dai piccoli comuni, e d’altra parte il carattere sempre più sovralocale dei temi che fanno la nuova agenda urbana e territoriale, assegnano alla sperimentazione delle pianificazione intercomunale una prospettiva del progetto urbanistico di sempre maggiore attualità. A questo proposito il panorama nazionale è estremamente variegato e marca la distanza tra regioni che hanno promosso e sostenuto (anche con forme di incentivazione e supporto finanziario) la formazione dei piani intercomunali, da altre in cui invece l’urgenza strategica di questa scelta appare lontana da una messa a fuoco, anche nei testi delle rispettive leggi urbanistiche. Un ulteriore tema che la sessione intende affrontare è rappresentato dal rapporto tra pianificazione locale e pianificazione metropolitana nelle grandi città. Importanti città metropolitane italiane stanno rinnovando o hanno rinnovato non da molto il loro strumento locale di pianificazione comunale (Torino, Milano, Napoli, Bologna) in una relazione col piano territoriale metropolitano che appare essere sempre più ineludibile e necessaria. Quali dunque le implicazioni per il piano urbanistico locale quando questo si elabora nel contesto e nella prospettiva dettata dalla dimensione metropolitana dei fenomeni insediativi? Come queste implicazioni sono interpretate nel progetto urbanistico comunale? Infine, ma non ultimo, un altro aspetto che la sessione intende indagare è quello che potrebbe definirsi della medietà della pianificazione locale, nella osservazione e discussione di esperienze di piano capaci di mettere in evidenza innovazioni, opportunità e difficoltà nella ‘ordinarietà’ delle pratiche di pianificazione urbanistica alla scala locale. La sessione pone dunque al centro della riflessione lo stato dell’arte riguardo a modi, urgenze, criticità, innovazioni e resistenze nella costruzione e attuazione del piano urbanistico di scala locale. Se lo spostamento legislativo di attenzione, soprattutto a livello nazionale, verso la dimensione edilizia delle trasformazioni territoriali e la moltiplicazione dei dispositivi derogatori sono fattori che mettono in crisi il “fare urbanistica” oggi, questi stessi possono essere nondimeno intesi come la rappresentazione di un cambiamento, in cui il senso del piano urbanistico viene messo radicalmente in discussione da dinamiche sociali, economiche ed istituzionali profonde. Perché vi si possa contrapporre un altro diverso paradigma, questi sono elementi che sollecitano e reclamano esigenti riflessioni di rinnovamento disciplinare nel piano locale, pur nella consapevolezza che l’agire urbanistico non si esaurisce unicamente nel piano. --- Today, the municipal plan is affected by the paradoxical contradiction between the complexity of its content—which is intended to be increasingly comprehensive and integrated—and the scarcity of resources (not least human resources within the administration) and the uncertain timeline for its development, all while expectations are focused entirely on the short to medium term, driven by a push for elementary logic and oversimplification. Although rooted in the national institutional system and its various regional implementations (some of which are quite updated) the plan struggles to establish its necessary ordinariness and legitimacy required for the governance of the territory. Theoretically, urban planning today is expected to deliver increasingly sophisticated outcomes in response to the demands arising from various transitions, the call for spatial justice and equity (and thus, to some extent, a redistributive function), the definition and implementation of urban and territorial regeneration goals, and the preservation and promotion of heritage and environmental values. In actual fact, the fragmentation and sectoral trivialization of legislative measures, the increasingly frequent use of exception mechanisms, and the archaic yet aggressive return to a “construction-first” approach in territorial transformations seem to reduce the principle of spatial planning and governance to a mere formality. Yet the demands arising from social issues and originating at the local level, the urgency of the problems raised by various crises (environmental, social, and economic), along with the need to reorganize the administration’s planning efforts within coherent frameworks, often give rise to innovative approaches that open up new possibilities and offer fresh perspectives. This session therefore aims to highlight those cases where innovation in planning practices—whether or not prompted by the respective regional legislative framework (which can sometimes serve as the initial catalyst for innovation)—is fostering new and effective forms of urban planning. These include initiatives that experiment with increasingly necessary inter-municipal collaboration in planning practices. Local administrative fragmentation, which in some regional contexts takes on extreme proportions; the general demographic crisis, which must be accepted as a factual reality; the dynamics of the abandonment of peripheral areas, which require a broader perspective to address; the dramatic reduction in economic and, above all, human resources within public administrations—starting with small municipalities—and, on the other hand, the increasingly supra-local nature of the issues shaping the new urban and territorial agenda, all lend the experimentation with intermunicipal planning a perspective on urban planning that is increasingly relevant today. In this regard, the national situation is extremely varied, highlighting the gap between regions that have promoted and supported (including through incentives and financial aid) the development of intermunicipal plans, and others where the strategic urgency of this approach appears to be far from being a priority, even in the text of their respective urban planning laws. Another topic the session aims to address is the relationship between local planning and metropolitan planning in large cities. Major Italian metropolitan cities are currently updating—or have recently updated—their local municipal planning documents (Turin, Milan, Naples, Bologna) in a context where alignment with the metropolitan territorial plan appears increasingly unavoidable and necessary. What, then, are the implications for the local urban plan when it is developed within the context and framework defined by the metropolitan scale of urban development? How are these implications addressed in the municipal urban plan? Last but not least, another aspect the session aims to explore is what might be termed as “everyday local planning,” through the examination and discussion of planning initiatives that highlight innovations, opportunities, and challenges within the “ordinariness” of urban planning practices at the local level. The session therefore focuses on the current state of the art regarding approaches, urgencies, critical issues, innovations, and resistance in the development and implementation of local-scale urban planning. While the legislative shift, especially at the national level, toward the construction dimension of territorial transformations and the proliferation of exemptions are factors challenging urban planning today, these same factors can nevertheless be understood as representing a shift, in which the meaning of urban planning is being radically challenged by profound social, economic, and institutional dynamics. To counter this with a different paradigm, these elements prompt and demand exacting reflections on disciplinary renewal in local planning, while recognizing that urban planning action is not limited to the plan alone. Il territorio porto-città come sistema dinamico di trasformazione: eventi, conflitti e traiettorie di rigenerazione / The Port–City Interface as a Dynamic Space of Transformation: Events, Conflicts and Regeneration Pathways Coordinator: Massimo Clemente, Emanuela Coppola, Eleonora Giovene di Girasole Discussant: Maria Casola, Rosario Pavia, Daniele Ronsivalle Sessione 12 La sessione intende promuovere un confronto multidisciplinare sul futuro dei territori di interfaccia tra porto e città, interrogandosi su come eventi di crisi o di opportunità possano diventare occasioni per costruire nuovi scenari di sostenibilità, resilienza e qualità dell’abitare. Le città-porto rappresentano sistemi territoriali complessi nei quali si intrecciano dimensione locale e reti globali, interessi economici, dinamiche urbane, infrastrutture, paesaggi e comunità. Il rapporto tra porto e città non costituisce una condizione statica, ma un sistema di relazioni in continua evoluzione, modellato dalle trasformazioni economiche, tecnologiche, sociali e ambientali. L’evoluzione dei sistemi logistici, le sfide della sostenibilità, le trasformazioni dei modelli produttivi e dei sistemi urbani rendono oggi i confini materiali e immateriali tra spazio portuale e urbano sempre più mobili e porosi (Konvitz, 1993; Clemente, 2011; Malone, 2013; Pavia, 2020; Giovene & Daldanise, 2022; Ettorre et al., 2023; Carta et al., 2025). I territori di interfaccia tra porto, città e sistemi produttivi si configurano pertanto come spazi nei quali si sovrappongono funzioni economiche, infrastrutturali, residenziali, ecologiche e paesaggistiche, producendo al tempo stesso opportunità di sviluppo e condizioni di fragilità ambientale, sociale e sanitaria. La letteratura più recente sulla giustizia ambientale evidenzia come le grandi infrastrutture che sostengono lo sviluppo contemporaneo possano contribuire alla produzione di disuguaglianze territoriali attraverso una distribuzione non equa di benefici e costi ambientali. Tale condizione emerge con evidenza nei contesti porto-industriali, nei quali alle attività logistiche si sommano attività produttive complesse – quali quelle siderurgiche, petrolchimiche, energetiche e di trattamento dei rifiuti – che amplificano l’esposizione delle popolazioni residenti a pressioni ambientali e sanitarie. In questi contesti, la crescente attenzione agli effetti delle trasformazioni territoriali sulla salute e sul benessere delle comunità locali ha contribuito a orientare la riflessione scientifica e le pratiche di pianificazione verso approcci maggiormente integrati e place-based, capaci di coniugare sostenibilità ambientale, equità territoriale e qualità della vita. In risposta a tale complessità si è progressivamente affermato l’approccio delle Healthy Cities (Duhl 1986; Corburn 2009; Davies & Kelly 2014; Angrilli & Coppola 2021; Casola & Giovene di Girasole 2026), che riconosce il ruolo strategico delle politiche urbane nella promozione della salute, dell’equità e della qualità della vita, orientando pianificazione e progetto verso trasformazioni più sostenibili e inclusive. L’Organizzazione Mondiale della Sanità definisce la Healthy City non come una città che abbia raggiunto uno standard prefissato di salute, ma come una città consapevole della salute come bene comune e impegnata nello sviluppo di politiche integrate (WHO 1986; WHO 2020). Il quadro europeo conferma tale traiettoria, come emerge dalla New Leipzig Charter, dal Green Deal europeo, dal Just Transition Mechanism e dal New European Bauhaus. In questa prospettiva, gli “eventi” non devono essere interpretati esclusivamente come accadimenti improvvisi e straordinari, ma anche come processi di lungo periodo capaci di modificare gli equilibri territoriali. La crisi, la riconversione o la dismissione di grandi sistemi produttivi e industriali, la transizione ecologica e la decarbonizzazione, l’evoluzione delle catene logistiche globali, i cambiamenti climatici, i grandi investimenti infrastrutturali e gli eventi di rilevanza internazionale rappresentano momenti di discontinuità che possono generare nuove fragilità, ma anche aprire traiettorie di adattamento, innovazione e rigenerazione. In tale quadro, le politiche europee per la transizione ecologica promuovono approcci integrati e place-based capaci di coniugare competitività, sostenibilità ambientale e qualità della vita. Le aree portuali e i contesti urbani contermini diventano così laboratori privilegiati per sperimentare nuovi modelli di pianificazione e governance tra città, porto, attività economiche e ambiente. Ulteriore elemento di riflessione riguarda il ruolo del conflitto come possibile motore di cambiamento. Le trasformazioni dei territori porto-città coinvolgono infatti una pluralità di attori portatori di interessi, visioni e temporalità differenti. Le tensioni generate dalla competizione tra esigenze di natura diversa rendono questi contesti luoghi privilegiati per osservare dinamiche di conflitto e negoziazione. In tale prospettiva, il riconoscimento e la gestione dei conflitti non rappresentano soltanto una criticità da affrontare, ma possono costituire occasioni per costruire nuove progettualità condivise, rafforzare i processi partecipativi e sperimentare modelli di governance più inclusivi, equi e consapevoli. La sessione invita contributi teorici, metodologici e applicativi, con riferimento a casi studio nazionali e internazionali, sui processi di trasformazione dei territori di interfaccia porto-città, con particolare attenzione ai seguenti temi: transizione ecologica, decarbonizzazione e trasformazione dei sistemi produttivi, logistici e portuali; politiche, piani e progetti di rigenerazione urbana, ambientale e paesaggistica dei waterfront e dei contesti portuali complessi; processi di riconversione, riuso e trasformazione delle aree produttive e industriali in transizione; approcci di health planning, monitoraggio ambientale e valutazione degli impatti sulla salute; conflitti territoriali, giustizia ambientale e partecipazione delle comunità ai processi decisionali; ruolo dei grandi eventi e degli investimenti straordinari come catalizzatori di trasformazione urbana e territoriale; nuovi modelli di pianificazione e governance capaci di integrare le relazioni tra città, porto, attività economiche e ambiente. Parole chiave: Porto-città; Healthy Cities; Rigenerazione e resilienza --- The session aims to promote a multidisciplinary debate on the future of port–city interface territories, exploring how events of crisis or opportunity may become catalysts for building new scenarios of sustainability, resilience, and quality of life. Port cities represent complex territorial systems in which local dimensions and global networks, economic interests, urban dynamics, infrastructures, landscapes, and communities intersect. The evolution of logistics systems, sustainability challenges, changes in production models, and urban transformations have made the material and immaterial boundaries between port and urban spaces increasingly fluid and porous (Konvitz, 1993; Clemente, 2011; Malone, 2013; Pavia, 2020; Giovene & Daldanise, 2022; Ettorre et al., 2023; Carta et al., 2025). The interface territories between port, city, and productive systems are therefore configured as spaces in which economic, infrastructural, residential, ecological, and landscape functions overlap, producing at the same time opportunities for development and conditions of environmental, social, and health-related fragility. Recent environmental justice literature highlights how major infrastructures supporting contemporary development may contribute to territorial inequalities through the unequal distribution of environmental benefits and burdens. This condition is particularly evident in port-industrial contexts, where logistics activities are often combined with complex industrial activities—such as steel, petrochemical, energy, and waste management sectors—thereby increasing the exposure of resident populations to environmental and health pressures. In these contexts, the growing attention to the effects of territorial transformations on the health and well-being of local communities has contributed to orienting scientific reflection and planning practices towards more integrated and place-based approaches, capable of combining environmental sustainability, territorial equity, and quality of life. In response to this complexity, the Healthy Cities approach has progressively emerged (Duhl, 1986; Corburn, 2009; Davies & Kelly, 2014; Angrilli & Coppola, 2021; Casola & Giovene di Girasole, 2026), recognizing the strategic role of urban policies in promoting health, equity, and quality of life and guiding planning and urban design towards more sustainable and inclusive transformations. The World Health Organization defines a Healthy City not as a city that has already achieved a predetermined health standard, but as a city that is aware of health as a common good and committed to developing integrated policies to protect and improve it (WHO, 1986; WHO, 2020). The European framework confirms this trajectory by promoting integrated, participatory, and place-based approaches to urban transformation, as reflected in the New Leipzig Charter, the European Green Deal, the Just Transition Mechanism, and the New European Bauhaus. From this perspective, “events” should not be interpreted exclusively as sudden and extraordinary occurrences, but also as long-term processes capable of reshaping territorial balances. The crisis, conversion, or decommissioning of large industrial and productive systems, the ecological transition and decarbonization processes, the evolution of global logistics chains, climate change, major infrastructure investments, and internationally significant events represent moments of discontinuity that may generate new vulnerabilities but also open up pathways for adaptation, innovation, and regeneration. Within this framework, European policies for ecological transition promote integrated and place-based approaches capable of combining economic competitiveness, environmental sustainability, and quality of life. Port areas and adjacent urban contexts therefore become privileged laboratories for experimenting with new planning and governance models capable of integrating the relationships among cities, ports, economic activities, and the environment. A further element of reflection concerns the role of conflict as a possible driver of change. Transformations within port–city territories involve a plurality of actors, carrying different interests, visions, and temporal perspectives. The recognition and management of conflicts may become opportunities for developing shared projects and more inclusive and aware governance models. The session welcomes theoretical, methodological, and applied contributions, including national and international case studies, addressing the transformation processes of port–city interface territories, with particular attention to the following topics: ecological transition, decarbonization, and the transformation of productive, logistics, and port systems; policies, plans, and projects for the urban, environmental, and landscape regeneration of waterfronts and complex port areas; processes of conversion, reuse, and transformation of productive and industrial areas in transition; health planning approaches, environmental monitoring, and health impact assessment; territorial conflicts, environmental justice, and community participation in decision-making processes; the role of major events and extraordinary investments as catalysts for urban and territorial transformation; innovative planning and governance models capable of integrating relationships between cities, ports, economic activities, and the environment. Keywords Port–city interface; Healthy Cities; Regeneration and resilience.

  • PPT Sess. Speciali/Special... | XV GSINU 2026

    SESSIONI SPECIALI SPECIAL SESSIONS Le presentazioni possono essere costituite da non più di 5-7 slides e l'eposizione dovrà durare al massimo 10 minuti. Eventuali immagini, all'interno della presentazione, devono essere prive di copyright (deve essere esplicitamente dichiarata la idoneità alla pubblicazione per scopi commerciali). Eventuali immagini, all'interno della presentazione, devono essere prive di copyright (deve essere esplicitamente dichiarata la idoneità alla pubblicazione per scopi commerciali). Scarica la liberatoria ---- The POSTER SESSION is an alternative, non-oral mode of presentation, so you can submit a poster that will be available in the online gallery. Any images, within the presentation, must be free of copyright (must be explicitly declared suitable for publication for commercial purposes). Download the disclamer Scarica il format della Presentazione / Download the Template SESSIONI PARALLELE | PARALLEL SESSIONS Invia Presentazione Sessioni Parallele/Submit Presentation Parallels Sessions SESSIONI POSTER | POSTER SESSIONS Sessioni Poster / Poster Sessn TAVOLE ROTONDE | ROUND TABLES Invia Presentazione Tavola rotonda/Send Presentation Round Table

  • Registrazione | XV GSINU 2026

    SCADENZE / DEADLINES 15 LUGLIO/JULY 2025 invio Abstract per sessioni parallele / Abstract submission pagina per caricare l'abstract / link to submit your abstract 30 LUGLIO/JULY 2025 comunicazione accettazione Abstract / Communication of acceptance 30 LUGLIO/JULY 2025 Scadenza sottomissione sessioni speciali e tavole rotonde / Deadline for Submitting Special Sessions and Roundtables 31 SETTEMBRE/SEPTEMBER 2025 Presentazione full paper sessioni parallele e speciali / Full-Paper Presentations in Parallel and Special Sessions 30 OTTOBRE/OCTOBER 2025 Conclusione delle revisioni e comunicazioni agli autori / Completion of Reviews and Notifications to Authors 30 OTTOBRE/OCTOBER 2025 Scadenza sottomissione tavole rotonde / Deadline for Roundtable Submissions 27 NOVEMBRE/NOVEMBER 2025 Consegna definitiva dei paper corretti dagli autori / Final submission of papers revised by the authors 27 NOVEMBRE/NOVEMBER 2025 Accettazione tavole rotonde / Acceptance of Roundtable Discussions 15 DICEMBRE/DECEMBER 2025 Final and Detailed Schedule / Final and Detailed Schedule ABSTRACT Gli Abstract devono essere caricati, seguendo il formato word allegato, sul sito della conferenza www.gsinu.com Il file dovrà essere denominato: “Autore_ XV GSINU_sessione parallela n. ” Gli Autori delle sessioni parallele e speciali sono invitati ad inviare un abstract di 1600 battute (TOTALI), spazi inclusi, in lingua italiana o in lingua inglese, che dovrà riportare i contenuti principali del contributo che si intende proporre. L’abstract dovrà indicare: autore/i ed ente/i di appartenenza, e-mail la sessione scelta e titolo dell’abstract e dovrà contenere: argomento della presentazione metodologia adottata ipotesi di lavoro e risultati attesi 4 parole chiave principali riferimenti bibliografici Download Format ABSTRACT italiano Abstracts must be uploaded, following the attached word format, to the conference website www.gsinu.com The file should be named: “Author_ XV GSINU_Parallel Session No.” Authors of the parallel and special sessions are invited to submit an abstract of 800 characters (TOTAL), including spaces, in Italian or English, which should state the main contents of the contribution they intend to propose. The abstract should indicate: author(s) and institution(s) of affiliation, e-mail the chosen session and title of the abstract and must contain: topic of the presentation methodology adopted working hypothesis and expected results 4 key words main bibliographical references Download Format ABSTRACT english DETTAGLI ISCRIZIONE E PAGAMENTO La quota di iscrizione, di cui inviare la ricevuta sul sito della conferenza contestualmente all’invio del paper e della tavola rotonda definitiva, è di: 200 euro per i relatori non soci INU 150 euro per i relatori soci INU 300 euro per l’intera tavola rotonda La quota di iscrizione è da versare attraverso bonifico bancario intestato a: INU, ISTITUTO NAZIONALE DI URBANISTICA BANCA: Banca Intesa San Paolo IBAN: IT54N0306909606100000151528 SWIFT: BCITITMM CAUSALE: Cognome Nome_Iscrizione XV Giornata INU - titolo sintetico sessione parallela/poster/speciale/tavola rotonda CONFERENCE FEES 200 euro for non INU members; 150€ for INU members; 300€ for the round table The registration fee is to be paid by bank transfer to: INU, ISTITUTO NAZIONALE DI URBANISTICA BANk: Banca Intesa San Paolo IBAN: IT54N0306909606100000151528 SWIFT: BCITITMM CAUSAL: Surname Name_Registration XV INU Study Day - synthetic title parallel session/poster/special/round table Comitato scientifico/Scientific Committee: Alessandro Sgobbo UNINA; Angioletta Voghera POLITO; Beniamino Murgante Univ. Basilicata; Bertrando Bonfantini POLIMI; Domenico Passarelli Univ. Calabria; Francesca Calace PoliBA; Francesco Domenico Moccia Segretario Generale INU; Francesco Martinico Univ Catania; Francesco Rotondo Univ Politecnica Marche; Gilda Berruti UNINA; Giulia Fini UniUD; Luana di Lodovico UniAQ; Marichela Sepe Sapienza RM; Michelangelo Savino UniPD; Michele Talia Presidente INU; Patrizia Gabellini PoliMI; Romina D’Ascanio Roma3; Valeria Lingua UNIFI; Vincenzo Todaro UNIPA; Laura Fregolent IUAV; Giampiero Lombardini UNIGE; Corrado Zoppi UNICA; Simona Tondelli UNIBO Piattaforma web e gestione eventi blended/Web platform and blended event management: PMopenlab srls

  • 2025 - Sessioni Speciali UPDATE | XV GSINU 2026

    AGGIORNAMENTO/UPDATE SOTTOMISSIONE ABSTRACT ABSTRACT SUBMISSION Si prega di disattivare il blocco dei pop-up nel browser per evitare problemi tecnici Please disable your browser's pop-up blocker to avoid technical issues SESSIONI PARALLELE | PARALLEL SESSIONS Invia Abstract Sessioni Parallele/Submit Abstract Parallels Sessions TAVOLE ROTONDE | ROUND TABLES Invia Abstract Tavola rotonda/Send Abstract Round Table

  • Programma con link riunioni | XV GSINU 2026

    Responsabili scientifici/General Chairs Francesco Domenico Moccia, Marichela Sepe Responsabile Tecnico/Technical Officer Marco Facchini Servizi Digitali/Digital Services PMopenlab PROGRAM with session link ACCEDI ALLA SESSIONE PLENARIA JOIN TO THE PLENARY (https://bit.ly/3HiyiuH) - 9.00-11.30 AM CET ACCEDI ALLA TAVOLA ROTONDA FINALE JOIN TO THE FINAL ROUND TABLE ( http://bit.ly/3P9Ov7p ) - 5.30-7.30 PM CET 8.00-9.00 AM CET REGISTRATION Aula Magna/Lecture Hall DiArc Via Monteoliveto (2° Floor) SESSIONE PLENARIA/PLENARY Aula Magna/Lecture Hall DiArc Via Monteoliveto (2° Floor) SALUTI/Welcome addresses Chair: Francesco Domenico Moccia Matteo Lorito, Rettore, Università di Napoli Federico II Michelangelo Russo, Direttore, Dipartimento di Architettura, Università di Napoli Federico II Michele Talia, Presidente, Istituto Nazionale di Urbanistica Francesco Varone, Consigliere delegato, Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori di Napoli e Provincia Erminio Petecca, Presidente, Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Avellino Diodoro Tomaselli, Presidente, Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Benevento Raffaele Cecere, Consigliere delegato, Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Caserta Pasquale Caprio, Presidente, Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Salerno Marichela Sepe, General Co-Chair Francesco Domenico Moccia, General Co-Chair KEYNOTE SPEECHES Chair: Marichela Sepe Flexible approaches to planning: the role of the professional planner Janet Askew, President of ECTP-CEU Evolutionary Resilience, Relational Space and Adaptive Planning Simin Davoudi, Professor of Town Planning, Newcastle University Planning in Uncertainty – Rationalities for adaptive behaviour Gert De Roo, Head of the Department of Spatial Planning and Environment, University of Groningen Mario Ferrara’s Photo exhibition, Marica Castigliano curator “Guardando a N_EST” Ambulacro Biblioteca Area Architettura (Palazzo Gravina Via Monteoliveto, 2° Floor) 9.00-11.30 AM CET 12.00-4.00 PM CET REGISTRATION - Outside Room SL3.7 DiARC , Via Forno Vecchio, 36 (3° Floor) 1.00-4.00 PM CET AperitINU - Room SL3.7 DiARC , Via Forno Vecchio, 36 (3° Floor) SESSIONI PARALLELE/SESSIONI SPECIALI/TAVOLE ROTONDE / PARALLEL SESSIONS - SPECIAL SESSIONS - ROUND TABLES Rooms DiARC, Via Forno Vecchio 36 (2°, 3°, 4° Floor) And On Zoom SESSIONI PARALLELE/PARALLEL SESSION ROOM SL 2.1 - 12.00 AM-1.00 PM Città post-pandemia: nuovi soggetti, gestione, opportunità, futuri degli spazi contemporanei / Post-pandemic city: new subjects, management, opportunities, futures of contemporary spaces Discussant: Francesco Lo Piccolo, Vincenzo Todaro Coordinator: Anna Savarese Link Zoom https://us06web.zoom.us/j/87975844822?pwd=SnRCbit5RHRIYmVhZ0RtSVpvL1N6dz09 ID riunione 879 7584 4822 Passcode 515501 ROOM SL 2.3 - 12.00 AM-5.30 PM Rischi: resilienze, adattamenti, sfide climatiche e soluzioni green / Risks: resilience, adaptation, climate challenges and green solutions Discussant: Andrea Arcidiacono, Simona Tondelli Coordinators: Antonio Acierno, Carlo Gerundo Link Zoom https://us06web.zoom.us/j/84405766437?pwd=d1dqU2hVakJmVGwyaFRGK0VneEtiUT09 ID riunione 844 0576 6437 Passcode 359288 ROOM SL 3.1 - 12.00 AM-2.00 PM + 2.30-3.30 PM Sostenibilità: Agende, Sustainable Goals, principi, regolamenti, valutazioni e normative / Sustainability: Agendas, Sustainable Goals, NRP, regulations, assessments and legislation Discussant: Carmen Giannino Coordinator: Pasquale De Toro Link Zoom https://us06web.zoom.us/j/85386143239?pwd=aTd3NFd1aVd6aWlsTWNaSzQwTnZSZz09 ID riunione 853 8614 3239 Passcode 807974 ROOM SL 2.2 - 4.00-5.30 PM Recovery Plans: progetti e programmi tra opportunità e rischi / Recovery Plans: projects and programmes between opportunities and risks Discussant: Francesca Calace, Francesco Domenico Moccia, Simone Ombuen Coordinator: Paolo Galuzzi Link Zoom https://us06web.zoom.us/j/89551849915?pwd=UEsyREJDYWpnUWlORW4xSXdYS2hGQT09 ID riunione 895 5184 9915 Passcode 833472 ROOM SL 3.4 - 2.30-5.30 PM Flessibilità: progettare e pianificare l’imprevedibilità / Flexibility: designing and planning for unpredictability Discussant: Enrico Formato, Roberto Mascarucci, Gabriele Pasqui Coordinator: Alessandro Sgobbo Link Zoom https://us06web.zoom.us/j/83159597781?pwd=emxrSE9wU2h2M3psU1VkNmV4bExFdz09 ID riunione 831 5959 7781 Passcode 497568 ROOM SL 2.7 - 2.30-5.30 PM Tra fragilità sociali e ambientali: quali spazi per l’azione urbanistica? / Between social and environmental fragilities: what spaces for urban action? Discussant: Paola Di Biagi, Sara Basso Coordinators: Gilda Berruti, Raffaella Radoccia Link Zoom https://us06web.zoom.us/j/85075286359?pwd=SnMycWhBSUtqNW81UmpINVpsSDhudz09 ID riunione 850 7528 6359 Passcode 057261 ROOM SL 3.2 - 12.00 AM-2.00 PM Infrastrutture miste: verdi, blu, grigie, nuove sovrapposizioni e transizione ecologica / Mixed infrastructures: green, blue, grey, new overlaps and ecological transition Discussant: Carlo Gasparrini, Giampiero Lombardini, Michele Zazzi Coordinator: Emanuela Coppola Link Zoom https://us06web.zoom.us/j/88986070775?pwd=RU9iVmErbkxFS3NyblB4RU1uQ3Judz09 ID riunione 889 8607 0775 Passcode 260097 ROOM SL 3.3 - 2.30-5.30 PM Il capitale naturale: difesa, utilizzo, valorizzazione, gestione sostenibili / Natural capital: defence, utilisation, valorisation, sustainable management Discussant: Massimo Angrilli, Carolina Giaimo, Concetta Fallanca Coordinator: Michele Grimaldi Link Zoom https://us06web.zoom.us/j/83405937429?pwd=clpsSnYzUHliY3ljb05DODN4OXBtUT09 ID riunione 834 0593 7429 Passcode 864592 ROOM SL 2.4 - 12.00 AM-5.30 PM Rigenerazione e spazi pubblici: nuove esigenze per la vivibilità e salubrità urbana / Regeneration and public spaces: new requirements for urban liveability and healthiness Discussant and Coordinators: Marichela Sepe, Pietro Garau Link Zoom https://us06web.zoom.us/j/81049558793?pwd=OXRxaVlwRXp5WnM0aWNIbDBERk1Ndz09 ID riunione 810 4955 8793 Passcode 270999 ROOM SL 3.6 - 12.00 AM-2.00 PM Ricostruzioni post-catastrofe: pianificazioni integrate, nuove tecniche e tecnologie, riequilibrio sociale / Post-disaster reconstruction: integrated planning, new techniques and technologies, social rebalancing Discussant: Donato Di Ludovico Coordinator: Giuseppe Mazzeo Link Zoom https://us06web.zoom.us/j/89674158920?pwd=QlZrV0VMS09ldXAyQXUwRStqOHJ2dz09 ID riunione 896 7415 8920 Passcode 984950 ROOM SL 2.2 - 1.00-2.00 PM Accessibilità a 360°: mobilità integrata, inclusione sociale, multi-scalarità e tecnologie interattive / 360° accessibility: integrated mobility, social inclusion, multi-scalarity and interactive technologies Discussant: Iginio Rossi, Alessandro Bruni Coordinator: Isidoro Fasolino Link Zoom https://us06web.zoom.us/j/87277261810?pwd=am02bzRyeHJDdGFsMVY0MXhuV1h2QT09 ID riunione 872 7726 1810 Passcode 938134 ROOM SL 3.6 - 2.30-5.30 PM Beni Culturali: centri storici, valorizzazione e nuove modalità di fruizione / Cultural Heritage: Historical Centres, Enhancement and New Modes of Use Discussant: Roberto Gerundo, Domenico Passarelli Coordinator: Giuseppe Guida Link Zoom https://us06web.zoom.us/j/86796968173?pwd=eDlVNFhaMXlVdUxqd3cxL29LRnEzZz09 ID riunione 867 9696 8173 Passcode 649647 ROOM SL 3.1 - 3.30-5.30 PM Turismo: nuove esigenze, nuove mete e modi di visitare / Tourism: new needs, new destinations and ways of visiting Discussant: Marisa Fantin, Laura Fregolent Coordinator: Francesco Alberti Link Zoom https://us06web.zoom.us/j/86847833432?pwd=VitVak84aUdZVzJsSXZMSmN1VTFTdz09 ID riunione 868 4783 3432 Passcode 090455 ROOM SL 3.5 - 2.30-5.30 PM Nuove tecnologie per il territorio: networks, smart cities, intelligenza artificiale, robot, droni / New technologies for the territory: networks, smart cities, artificial intelligence, robots, drones Discussant: Michele Campagna Coordinator: Romano Fistola Link Zoom https://us06web.zoom.us/j/81426842794?pwd=RUVBcFBVUXVOTFVSU01WQVdPVHg5dz09 ID riunione 814 2684 2794 Passcode 373586 ROOM SL 2.7 - 12.00 AM-2.00 PM Ecopoli ed Ecoregioni: visioni, modelli e politiche, per città e territori, oltre le crisi globali / Ecopolis and Ecoregions: visions, models and policies, for cities and territories, beyond the global crises Discussant: Sandro Fabbro, Pierluigi Properzi, Maurizio Tira Coordinator: Rosalba D’Onofrio Link Zoom https://us06web.zoom.us/j/89597466429?pwd=bmhoQThiOVp3SFVyYlhuSFZrMlJQQT09 ID riunione 895 9746 6429 Passcode 404353 ROOM SL 3.3 - 12.00 AM-2.00 PM Insegnare l’urbanistica: nuove modalità e indirizzi / Teaching Urban Planning: New Ways and Means Discussant: Laura Ricci, Michelangelo Savino Coordinator: Francesco Rotondo Link Zoom https://us06web.zoom.us/j/85426495245?pwd=LzBxTDFpSmRjdjlrYXZCRGs4WFdYZz09 ID riunione 854 2649 5245 Passcode 500254 SESSIONI SPECIALI/SPECIAL SESSIONS ROOM SL 2.1 - 1.00-2.00 PM Marginalità: analisi, strategie e progettualità per la pianificazione di territori interni, dismessi e tutelati Coordinators: Annunziata Palermo, Maria Francesca Viapiana Discussant: Fulvia Pinto Link Zoom https://us06web.zoom.us/j/84017718536?pwd=TWpKNzdJL0I3cWhGMERBbUdYL0VCQT09 ID riunione 840 1771 8536 Passcode 985489 ROOM SL 2.1 - 2.30-4.00 PM Urbanistica e cibo: leggere l’architettura del divario Coordinator: Luca Lazzarini Discussant: Giacomo Pettenati Link Zoom https://us06web.zoom.us/j/81448081357?pwd=SUY3Wm45NmpnZTYzUUZkaVpuV0t4Zz09 ID riunione 814 4808 1357 Passcode 633889 ROOM SL 2.1 - 4.00-5.30 PM Le Comunità Energetiche Rinnovabili. Progetti e Piani Coordinator: Alessandra Marra Discussant: Roberto Gerundo Link Zoom https://us06web.zoom.us/j/82984600784?pwd=TFJKWVoyb0pERUxsYTNkN0VXODFtQT09 ID riunione 829 8460 0784 Passcode 954754 ROOM SL 2.2 - 12.00 AM-1.00 PM Reinventing Cities. Parigi, Milano, Roma a confronto Coordinator: Laura Pogliani Discussant: Marco Engel Link Zoom https://us06web.zoom.us/j/86188368610?pwd=eGVZVUJWNGtpRGFWZlVFWmNaVTN0UT09 ID riunione 861 8836 8610 Passcode 567993 ROOM SL 3.5 - 12.00 AM-2.00 PM Creative diversity for our common futures Coordinator: Angela Colucci Discussant: Alessandra Gelmini, Giulia Pesaro, Andrea Tartaglia Link Zoom https://us06web.zoom.us/j/89803489528?pwd=RnNrWnkwTG5PWFdQbDRYMWYxSHlNQT09 ID riunione 898 0348 9528 Passcode 148068 ROOM SL 2.2 - 2.30-4.00 PM Strategie temporanee post-disastro nei territori fragili italiani Coordinators: Maria Vittoria Arnetoli, Francesco Chiacchiera, Ilaria Tonti, Giovangiuseppe Vannell i Discussant: Andrea Gritti, Massimo Perriccioli Link Zoom https://us06web.zoom.us/j/82733354306?pwd=VVRScVB2OU0zOFRHYnF5cjFYd3lpQT09 ID riunione 827 3335 4306 Passcode 460305 TAVOLE ROTONDE/ROUND TABLES ROOM SL 3.2 - 2.30-5.30 PM PUC e PNRR. Una riflessione necessaria Coordinator: Anna Terracciano Link Zoom https://us06web.zoom.us/j/84977988445?pwd=TlVCZlp3N084RkcyaVpOOCtKTmMzdz09 ID riunione 849 7798 8445 Passcode 725537 ROOM SL 2.5 - 2.30-5.30 PM INU per Jane's Walk 5.0 Coordinator: Gaetano Giovanni Daniele Manuele Link Zoom https://us06web.zoom.us/j/84754849146?pwd=Zk56eE50aU5Na2Q2bEVHeDMvcGlxZz09 ID riunione 847 5484 9146 Passcode 636622 ROOM SL 2.5 - 12.00 AM-2.00 PM Prospettive per la crescita del network del Laboratorio INU Giovani: dalle prime sperimentazioni alle nuove sfide dell’urbanistica Coordinator: Luana di Lodovico Link Zoom https://us06web.zoom.us/j/86008694471?pwd=RVd2YWJaOE5pSUQveFpqVVpDdndLUT09 ID riunione 860 0869 4471 Passcode 213299 ROOM SL 2.6 - 12.00 AM-2.00 PM Co-Valorizzazione del patrimonio culturale per lo sviluppo inclusivo sostenibile Coordinator: Eleonora Giovene di Girasole Link Zoom https://us06web.zoom.us/j/83381140135?pwd=ZDdLRzJnOEVVc1hmZldHTHZTQ1lrdz09 ID riunione 833 8114 0135 Passcode 174516 ROOM SL 4.5 - 11.00 AM-05.00 PM La Rete delle Università per lo Sviluppo sostenibile e la Transizione Ecologica + Assemblea RUS Coordinator: Patrizia Lombardi Registrazione: https://youtu.be/ZRlMFFkajQc Link Zoom La rete delle Università per lo Sv. Sostenibile e la Transizione Ecologica https://us06web.zoom.us/j/89981951795?pwd=dFRQZ3VkRmMrZ1dGMjRJUTNaRWNadz09 ID riunione 899 8195 1795 Passcode 006771 Link Zoom ASSEMBLEA RUS https://us06web.zoom.us/j/86946276718?pwd=RmRrczlJT1V6UW51VURBVFB1Sm1IQT09 ID riunione 869 4627 6718 Passcode 537608 ROOM SL 3.4 - 12.00 AM-2.00 PM Parchi e Aree naturali protette. Un metodo sottoutilizzato per le sfide per la transizione ecologica del PNRR Coordinators: Francesco Domenico Moccia, Anna Laura Palazzo, Angioletta Voghera con Romina D’Ascanio, Bendetta Giudice e Gabriella Negrini Link Zoom https://us06web.zoom.us/j/84742520987?pwd=c2tiMVVCZFA1UlpjWGFTM3BnVmxUdz09 ID riunione 847 4252 0987 Passcode 159788 ROOM SL 2.6 - 2.30-5.30 PM I Piani Spaziali Marittimi Nazionali: il nuovo ruolo del planner e il nuovo strumento per il governo del territorio Coordinators: Francesco Musco, Fabio Carella Link Zoom https://us06web.zoom.us/j/85257538093?pwd=enFYbnBud0drUWhsMGJ5OS9Qc3pJdz09 ID riunione 852 5753 8093 Passcode 448594 12.00-5.30 PM CET 5.30-7.30 PM CET SESSIONE PLENARIA/PLENARY DiARC, Via Forno Vecchio 36 (4° Floor) AND ON ZOOM ROOM SL 4.5 - 5.30-7.00 PM TAVOLA ROTONDA FINALE/FINAL ROUND TABLE Moderator: Fabrizio Mangoni Participants: Carlo Alberto Barbieri, Maurizio Carta, Giuseppe De Luca, Patrizia Gabellini, Claudia Mattogno, Massimo Sargolini, Stefano Stanghellini, Michele Talia, Fabio Terribile, Sandra Vecchietti, Silvia Viviani

  • 2025 Tavole Rotonde UPDATE | XV GSINU 2026

    AGGIORNAMENTO/UPDATE SOTTOMISSIONE ABSTRACT ABSTRACT SUBMISSION Si prega di disattivare il blocco dei pop-up nel browser per evitare problemi tecnici Please disable your browser's pop-up blocker to avoid technical issues SESSIONI PARALLELE | PARALLEL SESSIONS Invia Abstract Sessioni Parallele/Submit Abstract Parallels Sessions SESSIONI SPECIALI | SPECIAL SESSIONS Invia Abstract Sessioni Speciali/Submit Abstract Special Sessions

  • 2025 Parallele ARTICOLO | XV GSINU 2026

    SESSIONI PARALLELE PARALLEL SESSIONS Gli articoli dovranno essere inviati entro il 10 ottobre per la pubblicazione in un numero speciale di Urbanistica Informazioni. Per la redazione del contributo sono disponibili il template, le norme editoriali e una checklist di supporto. Per l’invio dei contributi è necessario caricare: File PDF File Word Cartella ZIP contenente le immagini Scarica il format WORD ITA Norme redazionali Tutti i file dovranno essere nominati utilizzando il numero della sessione e i cognomi degli autori, con il seguente formato: Sn_Cognome1_Cognome2 Esempio: S3_Caruso_Martinelli I contributi saranno sottoposti a revisione ed eventuali osservazioni saranno restituite entro il 24 ottobre , in modo da consentire la consegna della versione definitiva entro il 10 novembre . Per la fatturazione è richiesta la compilazione del seguente modulo che deve essere compilato e caricato Scarica il modulo DATI DI FATTURAZIONE Articles must be submitted by 10 October for publication in a special issue of Urbanistica Informazioni. For the preparation of contributions, a template, editorial guidelines, and a support checklist are available. For submission, the following files must be uploaded: PDF file Word file ZIP folder containing the images Download WORD format EN All files must be named using the session number and the authors’ surnames, in the following format: Sn_Surname1_Surname2 Example: S3_Caruso_Martinelli Contributions will be reviewed by the coordinators and discussants of the session. Any comments will be returned by 24 October , allowing authors to submit the final version by 10 November . Leggi le istruzioni per gli autori | Read the instructions for authors Si prega di disattivare il blocco dei pop-up nel browser per evitare problemi tecnici Please disable your browser's pop-up blocker to avoid technical issues SOTTOMISSIONE ARTICOLO ARTICLE SUBMISSION SESSIONI SPECIALI | SPECIAL SESSIONS Sottomissione Sessioni Speciali/Submit your Special Sessions TAVOLE ROTONDE | ROUND TABLES Sottomissione Tavola rotonda/Submit your Round Table

  • Giornata Internazionale di Studio INU | evento formativo | Napoli, Metropolitan City of Naples, Italy

    La Giornata di Studio dell'INU (Istituto Nazionale di Urbanistica) è un importante appuntamento annuale del mondo accademico e della ricerca dedicato all'urbanistica e al governo del territorio XV Giornata internazionale di Studio INU 15th International Inu Study Day 22 01 2027 Reagire agli eventi: adattamento, cambiamento, rigenerazione Responsabile scientifico Francesco Domenico Moccia SCOPRI LA CALL SCOPRI IL CALENDARIO Piano e progetto traguardano futuri desiderabili e/o puntano a preservare beni intangibili costruendo scenari, modelli, ideali secondo processi razionali e creativi. Tuttavia, l’ordine naturale delle cose, nella sua attualità ma anche nella sua presumibile dinamica, può essere turbato se non sconvolto per accadimenti eccezionali imprevedibili o volutamente cercati. Questi eventi non sono affatto rari e non solo per i limiti di previsioni intrinseci nell’attuali conoscenze umane ma anche per un umano desiderio di “sregolatezza” affascinato dal grandioso o dall’inconsueto. Si può guardare con trepidazione, forse anche con fastidio, alla stranezza di questi fenomeni ed alla loro carica perturbativa, oppure accettarli quali componenti inevitabili della realtà e trovare i modi più proficui per trattarli in modo che i loro aspetti positivi siano di giovamento e quelli negativi siano minimizzati. Questo approccio è tipico della metodologia della resilienza che assume le catastrofi come sfida al riequilibrio su nuove basi dell’ecosistema colpito. L’entità delle perturbazioni si muove su gradienti vasti e possono andare dall’esondazione di un fiume, comunque, con danni rilevanti fino ai cambiamenti climatici con impatti globali e risposte di politiche multinazionali indispensabili come coinvolgenti le città, la loro pianificazione fino alla progettazione del singolo edificio. La latitudine degli eventi non si limita alla dimensione. Come quelli naturali, altrettanto destabilizzanti possono essere gli eventi voluti da imprese, associazioni e governi la cui eccezionalità corrisponde ad un ampliamento degli utenti e degli interessi molto oltre la comunità locale. Alcune funzioni come le gare sportive o gli scambi commerciali o scientifici sono, per loro natura, portati a parlare a un pubblico geograficamente e socialmente molto più vasto dell’ordinario funzionamento di una singola città. Come anche qualsiasi azione o opera il cui effetto è l’incremento dell’accessibilità e delle relazioni di qualsiasi genere (culturale, commerciale, …) innesta novità all’interno della situazione. Che lo stato d’eccezione possa degenerare fino a diventare un misfatto ovvero a funzionare da retorica per giustificare misfatti e, più precisamente, la sospensione della democrazia, ci è stato efficacemente illustrato in termini di teoria politica e dimostrato in termini di aggressioni belliche, comunque assunte come occasioni di nuove prospettive. È ovvio che tali punti di svolta non determinano di per sé cambiamenti desiderabili e non possono fare altro che accendere controversie laddove il cambiamento è più a portata di mano e le scelte si devono compiere seguendo diversi valori ed interessi. Il conflitto è fertile quando genera alternative, offrendo ai tecnici il terreno per misurare la esplicitazione dei loro valori insieme alla competenza e creatività. Anche per essi il momento di rottura è una possibilità di cambiamento e la scelta della direzione possiede valenze decisive per il futuro. Si può perfino ritenere che l’assenza d’eventi sia causa di stagnazione, declino e marginalità. C’è da chiedersi se ciò non sia piuttosto una miopia degli analisti ed un’occasione perduta per i progettisti, nel non essere in grado di cogliere, nella dinamica territoriale, gli elementi di novità, le occasioni, le opportunità che si presentano e, comunque rappresentano differenze da utilizzare per superare i problemi. Nonostante la crisi demografica del vecchio continente (e l’invecchiamento della sua popolazione) non siamo certamente in un periodo di stagnazione culturale, tecnologica, economica e sociale. Gli eventi ce lo ricordano e non possiamo trascurarli. CALENDARIO / CALENDAR 22 MAGGIO Pubblicazione della call e apertura del sito 15 LUGLIO Scadenza per la sottomissione degli abstract sessioni parallele 30 LUGLIO Comunicazione accettazione abstract sessioni parallele 30 LUGLIO Scadenza sottomissione sessioni speciali e tavole rotonde 31 SETTEMBRE Presentazione full paper sessioni parallele e speciali 30 OTTOBRE Conclusione delle revisioni e comunicazioni agli autori 30 OTTOBRE Scadenza sottomissione tavole rotonde 27 NOVEMBRE Consegna definitiva dei paper corretti dagli autori 27 NOVEMBRE Accettazione tavole rotonde 15 DICEMBRE Programma definitivo e dettagliato -- MAY 22 PUBLICATION OF CALL JULY 20 ABSTRACT SUBMISSION DEADLINE SEPTEMBER 15 NOTICE OF ACCEPTANCE OCTOBER 10 DELIVERY OF PAPERS OCTOBER 24 NOTICE OF OUTCOME OF PAPER REVIEW NOVEMBER 28 FINAL DELIVERY OF PAPERS (EXTENSION) QUOTE D’ISCRIZIONE/ REGISTRATION FEES RELATORI € 200,00 SE SOCI INU €150,00 TAVOLE ROTONDE € 300,00 UDITORI CON DIRITTO AL BUFFET E AI MATERIALI € 50,00 -- SPEAKERS € 200,00 IF INU MEMBERS €150,00 ROUND TABLES € 300,00 AUDITORS WITH RIGHT TO BUFFET AND MATERIALS € 50,00 SCOPRI LE SESSIONI PARALLELE/DISCOVER ALL PARALLEL SESSION Sessoni Parallele SESSIONI PARALLELE PARALLEL SESSIONS Le sessioni parallele esplorano ciascuna un diverso tema proprio dell’urbanistica dei nostri giorni e richiamano le ricerche o le pratiche in corso. -- The parallel sessions each explore a different theme specific to urban planning today and recall ongoing research or practices. SCOPRI LE SESS. PARALLELLE/DISCOVER ALL PARALLEL SESS. SOTTOMISSIONE / SUBMISSION ABSTRACT SUBMISSION ABSTRACT 1) Adattamento e cambiamento: servizi ecosistemici e resilienza delle città e dei territori Coordinatori: Daniele La Rosa e Corrado Zoppi Discussant: Sabrina Lai 2) Urbanistica e rischi: strategie e strumenti innovativi per il governo del territorio Coordinatori: Passarelli Domenico, Pultrone Gabriella Discussant: Carlo Gasparini, Domenico Costarella 3) Mutamenti sociali come effetto di cambiamenti spaziali / Social Change as an Effect of Spatial Transformations Coordinatore: Vincenzo Todaro Discussant: Matteo di Venosa (Università degli Studi "G. d'Annunzio" Chieti – Pescara), Cristina Mattiucci (Università degli Studi di Napoli Federico II) 4) Eventi straordinari e Territori interni: pratiche situate, piani e progetti alla prova degli esiti Coordinatori: Adelina Picone e Alessandro Sgobbo Discussant: Michelangelo Russo – Università di Napoli Federico II; Antonio De Rossi – Politecnico di Torino; Sabrina Lucatelli – Riabitare l’Italia. 5) Progettare la trasformazione. Lo spazio pubblico come dispositivo di cambiamento Coordinatrice: Marichela Sepe, DICEA Sapienza Università di Roma Discussant: Emanuela Coppola 6) Paesaggi resilienti Coordinatori: Francesca Calace, Francesco Rotondo e Angioletta Voghera Discussant: Fabrizio Aimar, Benedetta Giudice e Olga Paparusso 7) Riorientare la pianificazione: dalla governance multilivello alla cura del territorio Coordinatori: Angioletta Voghera, Valeria Lingua, Romina D'Ascanio Discussant: Massimo Bastiani (Tavolo Nazionale dei Contratti di Fiume), Carmen Leone (Università Insubria), Anna Laura Palazzo (Università Roma Tre) 8) Pianificazione territoriale, regionale e di area vasta. Visioni, pratiche e interpretazioni per reagire agli eventi. Coordinatori: Giulia Fini, Giuseppe De Luca e Andrea Arcidiacono 9) Approcci innovativi alla rigenerazione orientati alla sostenibilità e resilienza Coordinatori: Gilda Berruti e Michelangelo Savino Discussant: Giuseppe Guida e Raffaella Radoccia 10) Uno, nessuno, mille piani. Criticità e prospettive del piano urbanistico di scala locale Coordinatori: Bertrando Bonfantini, Giampiero Lombardini Discussant: Giuseppe De Luca, Camilla Cerrina Feroni 11) Casa e abitare: politiche pubbliche in risposta ad una nuova questione abitativa Coordinatrici: Laura Colini e Laura Fregolent (Università Iuav di Venezia) Discussant: Alessandra Casu, Laura Pogliani 12) Il territorio porto-città come sistema dinamico di trasformazione: eventi, conflitti e traiettorie di rigenerazione Coordinatrici: Massimo Clemente, Emanuela Coppola, Eleonora Giovene di Girasole Discussant: Maria Casola, Rosario Pavia, Daniele Ronsivalle La Giornata di Studio prevede, come di consueto, sessioni speciali e tavole rotonde che raccoglieranno contributi connessi alle sessioni programmate. -- The Study Day includes, as usual, special sessions and round tables that will collect contributions related to the scheduled sessions . SESS SPECIALE SESSIONI SPECIALI | SPECIAL SESSIONS La sottomissione di una sessione speciale avviene a cura del° coordinat* insieme ad e contiene almeno 5 abstract incluso quello del* coordinat*. Dovrà recare il titolo della sessione, e i titoli dei papers. Ci possono essere anche più di un coordinat* Vanno indicati uno o più discussant. Coordinat* e dicussant delle sessioni speciali hanno i medesimi compiti di quelli delle sessioni parallele. -- A special session must be submitted by the coordinator* in collaboration with others and must contain at least five abstracts, including that of the coordinator*. It must include the title of the session and the titles of the papers. There may be more than one coordinator*. One or more discussants must be named. The coordinators* and discussants of special sessions have the same responsibilities as those of parallel sessions. TAVOLE ROTONDE | ROUND TABLES TAV ROTONDE La sottomissione della tavola rotondo avviene con richiesta del* coordinat*, il titolo, un abstract di 2000 caratteri spazi inclusi e la lista dei partecipanti (titolo, nome, cognome, organizzazione di appartenenza, ruolo) -- Submissions for the round table must include a request from the *coordinator*, the title, an abstract of 2,000 characters (including spaces) and a list of participants (title, first name, surname, organisation, role). NAPOLI VIRTUAL TOUR

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XV GIORNATA INTERNAZIONALE DI STUDI INU |  14° INTERNATIONAL INU STUDY DAY

22 GENNAIO 2027 Dipartimento di Architettura Università Federico II, Via Forno Vecchio, 36 - 80134 NAPOLI

Responsabile scientifico: Francesco Domenico Moccia 

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